512 04c2a9annabussolotto

Anna Bussolotto – Tra moglie e marito

di Mosè Franchi

Un vecchio detto recita: “Tra moglie e marito, non mettere il dito”; la fotografia può comunque starci, almeno conoscendo Anna Bussolotto: la fotografa della settimana. Ci racconta di essere stata spinta alla fotografia dalla “propria metà”, poi rimasta invischiata nel mondo dell’immagine, fino a diventare agente della moglie e di altri fotografi. Merito dell’ambiente? Del linguaggio? Dell’affetto tra i due? Della fotografia in genere o del caso? Forse tutto, probabilmente niente. Certo è che Anna ritrae preferenzialmente neonati, che davanti all’obiettivo hanno cinque giorni di vita. Un privilegio, ci dice lei; ma è la stessa fotografia a trarne beneficio: perché ad una vita appena apparsa se ne giustappone il racconto, peraltro potente, infinito. C’è tanta energia in questo, molta emozione: sicuramente un’attrazione che può coinvolgere (e travolgere) anche chi non è avvezzo al click e a quanto ne viene sviluppato.

Lasciamo comunque Anna e coniuge alla loro storia. È giusto farlo, anche per rispetto: con quel silenzio col quale si chiude una porta con al di là due persone che hanno molto da dirsi. Parlando di ritratti (anche di questo si occupa la nostra professionista) ci è venuto in mente August Sanders, maestro tedesco del genere. Lui ha portato avanti un grande progetto: voleva trovare (e catalogare) i caratteri dei soggetti fino a stabilirne l’archetipo. Quando ritraeva colui che preparava dolci, questo non diventava “quel” ma “il” pasticcere: l’emblema di un attitudine. Anna si preoccupa dell’opposto, e bene diremmo: nelle sue foto cerca (e trova) la ricetta della vita, il respiro che esplode e travolge, l’atteggiamento del domani. Il merito della nostra non sta nel togliere e levare, ma nell’arginare quella forza che tutti teniamo stretta: l’amore per la vita. Brava.

5880b192f03a1

D] Anna, quando hai iniziato a fotografare? E perché?

R] La “mia” fotografia viene da lontano: avevo un nonno fotografo ed anche mia mamma si è dedicata alla stessa disciplina. Gli inizi personali sono stati comunque tardivi, sotto lo stimolo del fidanzato: poi diventato marito. Ho studiato fotografia a Padova, mentre già mi occupavo di matrimoni, scattando anche qualche ritratto (peraltro materia di studio a scuola). Conoscenti ed amici erano i miei soggetti consueti.

D] La passione c’è stata?

R] E’ venuta fuori pian piano, esplodendo quando sono riuscita a intuire il mio stile: cioè come doveva essere la mia immagine.

5880b193dede0

D] Come hai curato la tua formazione?

R] Ho frequentato il biennio dell’ISFAN, poi ho lavorato saltuariamente presso uno dei miei professori (Claudio Mainardi). Alla fine mi sono buttata all’avventura, da sola. Diciamo che è stato fondamentale il ruolo di mio marito.

D] Lui qualcosa avrà visto, no?

R] Sì, ma non è fotografo, né fotografa. Diciamo che gli piaceva il mio modo di vedere le cose. In ambito artistico è sostanziale avere qualcuno che riesce a spronarti.

D] Hai avuto dei modelli ispiratori?

R] Guardo oltre oceano, specialmente per quanto riguarda la foto del neonato. Mi sto riferendo a Baby as Art, il sito di due americane (Carrie Sandoval and Brittany Woodall) che si sono associate tra loro. Quella è la mia unica fonte di ispirazione.

D] Il ritratto ha comunque molti portavoce…

R] Sì, è vero. Posso anche dirti che gradisco molto quello “ambientato” di Henry Cartier Bresson; anche se poi, personalmente, mi trovo meglio in studio.

D] Fotograficamente come ti definiresti?

R] Ritrattista, non c’è dubbio.

D] A tua opinione, qual’è la qualità più importante per affrontare quel genere?

R] Saper mettere a proprio agio le persone, capendo poi chi si ha di fronte. Gli adulti, ad esempio, a differenza dei bambini, spesso non si manifestano da subito per quello che sono. Gesti, posture, comportamenti istintivi, possono caratterizzare una persona: anche il semplice spostarsi i capelli.

5880b194ce9e3

D] B/N o colore?

R] Bianco & Nero, in assoluto. Lo prediligo, anche se nel lavoro si produce anche tanto colore.

D] Perché ti piace?

R] È senza tempo. Io poi fotografo molto le persone con gli abiti neutri, perché da loro deve venire fuori il vero: l’espressività. Di base, quindi, i miei scatti possiedono poco colore. Credo anche che il B/N aumenti l’intensità dello sguardo, restituendogli una forza tutta sua.

D] Nella tua carriera, c’è un progetto rimasto indietro e che vorresti portare a termine?

R] Bella domanda. La mia progettualità si muove sostanzialmente verso la solidarietà. Mi piacerebbe sostenere una realtà sanitaria padovana (neonatologia) con delle immagini che affrontino appunto il tema del neonato. Questa aspirazione ha trovato conferma quando una mia Cliente ha chiesto un’immagine delle mie per una fondazione di pediatria, a Pescara.  L’idea di poter fare qualcosa mi ha reso orgogliosa e, sopratutto, soddisfatta. Ecco quindi l’idea di un calendario che permetta una raccolta fondi, da destinare alla neonatologia o alla pediatria d’urgenza. Padova è famosa in quel settore della medicina.

D] Tu sei di Padova. La tua città ti ha offerto qualcosa, fotograficamente intendo?

R] Al di là di essere bella, e quindi fotogenica, direi di no. Non mi ha offerto spunti.

D] Non mi riferivo solo all’atto pratico, ma anche al carattere, ad uno spirito particolare…

R] La nostra cultura ci insegna continuamente a non mollare mai. Dalle nostre parti, il lavoro ce lo inventiamo e gli esempi li puoi verificare solo interessandoti dell’imprenditoria veneta. Ecco, la mia terra mi ha regalato questa cocciutaggine.

5880b195e855b

D] Hai fatto mostre?

R] No, anche perché mi sembra presto. La mostra l’allestisci quando sei più grande, avendo poi molto da dire.

D] Hai iniziato con l’analogico?

R] Sì, con la Rollei che mia mamma mi prestava. Non ho rimpianti, comunque: il digitale mi diverte molto, per le grandi possibilità che offre. Sono comunque contenta di aver iniziato dalla pellicola, dalla stampa in camera oscura, persino da quell’ansia dovuta all’attesa dello sviluppo.

5880b1973118f

D] Curi personalmente il ritocco?

R] Sì, tutto; solo poche volte, nell’editoria, mi rivolgo a terzi. Cerco il confronto con altri, ma, specialmente nel ritratto, la post mi appartiene per intero.

D] Come si compone il tuo flusso di lavoro?

R] Io uso Lightroom: uno strumento impagabile, che mi ha cambiato la vita. Scelgo da subito le immagini che mi piacciono, anche se alla volte, nella scelta, mi affianco al Cliente.

D] Quale ottica preferisci?

R] Il 50 mm., una delle prime ottiche che ho acquistato.

D] Nel sito ti ho visto con una bellissima ottica bianca…

R] Sì, col 70-200, ma il “normale” è l’obiettivo che uso con maggiore frequenza. Poi si va a periodi.

D] Tra le tue, c’è un’immagine alla quale sei particolarmente affezionata?

R] Amo una fotografia che non trovi nel sito. Ritrae un albero, ripreso da basso con un grandangolo. I rami tendono al cielo e li trovo ricchi di significato. Se poi vuoi un’immagine del sito, posso dirti che sono molto legata a quella col neonato sul tronco.

5880b1981b571

D] Ti dedichi molto alla fotografia di bambini: perché?

R] Mi sono sempre piaciuti. Io ho avuto i figli molto presto, ed anche questo è importante; poi trovo irresistibile la vita neonatale.

D] Preferisci lo studio o la foto in esterni?

R] Dipende dal soggetto. Il ritratto preferisco affrontarlo in studio, per una migliore gestione della luce…

D] In studio tutto è più sotto controllo…

R] Quasi. Resta l’incognita del soggetto. I bambini sono imprevedibili.

5880b198cd03a

D] Hai un episodio curioso da raccontarci?

R] Non saprei. Forse è curioso quanto è accaduto durante lo scatto della bambina sul tronco. Innanzitutto era grande rispetto ad un tipico neonato (aveva 15 giorni), poi avrei voluto che dormisse e invece mi fissava in continuazione. Dopo due ore, ho deciso di tenermi lo scatto ad occhi aperti, peraltro scurissimi. Successivamente ho rivisto quella bambina per Padova (la città è piccola ed è facile incontrarsi): gli occhi erano diventati azzurrissimi! Non solo, subito dopo lo shooting, i genitori mi hanno spedito delle immagini via SMS: la bambina dormiva in continuazione! Tutto ciò è naturale: anche i bambini (forse, soprattutto loro) sentono i cambiamenti dell’ambiente e stanno in guardia.

 

5880b19a00ff3

D] Ad ogni modo, dal tuo sito si intuisce che non ti dedichi solo alla foto di neonato…

R] Faccio anche moda bambini. Lì è diverso. Si racconta una storia, peraltro con dei soggetti particolari: perché loro sono coscienti di essere modelli.

D] Qual’è la qualità fotografica più importante per dedicarsi alla moda bambino?

R] La relazione con i piccoli è importante. Occorre esser giocosi, ponendo comunque dei paletti; eccedere in tal senso vuol dire perderli. Diciamo che occorre dolcezza e fermezza al tempo stesso.

5880b19b76d36

D] Poi ci sono i matrimoni e gli interni…

R] Gli interni li faccio meno. Sono tipicamente a carattere turistico e rappresentano un genere tardivo nella mia fotografia: anche perché non nascevano da una passione precisa. Circa i matrimoni, posso dirti che hanno costituito una grande scuola per me. Ho imparato a essere veloce e attenta. Il mio approccio al genere è tipo reportage e questo fa sì che ci si debba dotare di una sorta di sesto senso, del quale mi sento dotata. In pratica riesco a prevedere quanto sta accadendo: il che non è poco.

5880b19c8a9bd

D] Abbiamo parlato di ottiche e non di fotocamera: quale modello usi?

R] Possiedo due corpi: una EOS 5D Mark II ed un’altra 5D, ma il primo tipo. Io utilizzo sempre il modello recente: quando ci si abitua al meglio è difficile tornare indietro.

D] Se domani dovessi fotografare, quale immagine vorresti ritrarre?

R] È una domanda che mi mette in difficoltà. La scatto che mi diverte di più è quello dei neonati. E’ un genere difficile, perché ti fa pensare. Avere davanti una vita di cinque giorni rappresenta un grande privilegio.

D] Perché quello del neonato è un genere difficile?

R] I neonati hanno il sonno leggero; poi occorrono determinate posizioni. Quando raggiungi i risultati voluti, però, provi emozioni forti, importanti. Si va dalla comicità, alla tenerezza: il tutto condito da un’emotività singolare.

D] Tuo marito ti influenza ancora? Funge ancora da stimolo?

R] È diventato il mio manager e rappresenta anche altri fotografi: alcuni si dedicano al food, altri agli animali da compagnia. Ci piace avere dei professionisti con profili diversi e altamente specializzati. Anche Claudio Mainardi (il mio insegnante) ha deciso di farsi rappresentare da noi, e questo è bello.

D] Alla fine, tuo marito ti ha spinto; ma è stato anche coinvolto dalla fotografia…

R] Lo stimolare porta al coinvolgimento, alla partecipazione. Ad un certo punto, si è ritrovato dentro fino a dire: “Cambio lavoro”. Da commerciale dei mobili è diventato agente di fotografi.

D] Del resto tu sarai anche stata contagiosa…

R] È vero. Del resto la nostra storia è abbastanza insolita, perché normalmente è la moglie a seguire i destini del marito.

D] Se potessi farti un augurio da sola, cosa ti diresti?

R] Vorrei continuare a fotografare con questo spirito, magari per sempre. Anche adesso, non vedo l’ora di scattare.

Grazie a Anna Bussolotto per il tempo e le immagini che ci ha voluto dedicare.

 

5880b19d595a4