Autoritratto, focus su Anna di Prospero e Alba Zari

Fondazione Forma per la Fotografia

Selfportrait As Myself

Dialoghi su autoritratto e autobiografia

A cura di Simona Ghizzoni
Un approfondimento su Anna Di Prospero e Alba Zari

 

In attesa del prossimo incontro del ciclo Selfportrait As Myself – Dialoghi su autoritratto e autobiografia, vi proponiamo un approfondimento intorno al lavoro di Anna di Prospero e Alba Zari che sono state le prime due protagoniste.

Anna Di Prospero ha scelto di raccontarsi – e di conoscere meglio se stessa – tramite l’autoritratto. Un lavoro lungo e approfondito, che passa dalla ricerca delle proprie radici arrivando alla relazione con i luoghi e con gli altri, dai familiari agli sconosciuti. Di seguito, un estratto dell’incontro con Simona Ghizzoni in cui la fotografa spiega perché ha scelto proprio l’autoritratto come mezzo espressivo.

“Iniziare a fare autoritratti è stata un’esigenza, la necessità di una ricerca sull’identità. A 19 anni con la mia famiglia mi sono trasferita a Sermoneta in una nuova casa. Non ero felice di questo trasferimento perché ero molto legata alla casa dove ero cresciuta e la fotografia, in particolare l’autoritratto, mi hanno aiutato a creare un legame con questo luogo inizialmente sconosciuto. Ogni giorno prendevo la macchina fotografica e cercavo dei luoghi all’interno della casa dove allestire i miei set fotografici, realizzavo fotografie come pagine di un diario che ho raccontato attraverso le immagini.

La ricerca iniziale sulla formazione dell’identità è stato un punto di partenza importante e poi è evoluta. Le fotografie sono cresciute insieme a me e soprattutto io sono cresciuta grazie a loro perché mi hanno dato sempre un’idea dall’alto di quello che stava accadendo, di quello che ero e di quello che poi mi hanno aiutato a diventare.

Oggi continuo a fare autoritratti perché sono sempre alla ricerca di momenti immersivi che mi consentano di vivere appieno il processo. Per me è importante non solo l’immagine finale, quindi la fotografia, ma anche vivere il momento davanti e dietro la macchina fotografica. Sono maniaca del controllo e mi piace occuparmi direttamente di tutti gli aspetti, quello che vivo nel momento in cui scatto la fotografia per me è importante tanto quanto la fotografia stessa, il risultato finale appunto.”

Rivedi l’incontro con Anna Di Prospero

 

Può la fotografia diventare un metodo d’indagine? Secondo Alba Zari sì. La protagonista del secondo incontro di Selfportrait As Myself ha usato l’autoritratto per definire la propria identità, ma anche per scoprire le proprie radici e provare a conoscere un padre mai incontrato. Di seguito, vi proponiamo un estratto dal dialogo con Simona Ghizzoni.

“Questo progetto è nato da una spinta emotiva molto forte, dalla necessità di rielaborare un evento personale. Sono nata in Thailandia dove sono cresciuta per otto anni. Fino a 25 anni ho pensato di avere lo stesso padre di mio fratello e di essere italo-thailandese. Improvvisamente ho scoperto che non era così e ancora oggi mio padre è sconosciuto. Da quel momento è partita una lunga ricerca sull’identità di mio padre, un lavoro ancora in corso. È un lavoro che nasce dalla necessità di avere un volto in cui potermi rispecchiare, un’esigenza talmente forte da spingermi a utilizzare la fisionomica per ricostruirlo. È un progetto sull’identità: mi consideravo italo-thailandese e ora so di essere italo-araba, che mio padre è arabo, non so di quale paese, e che lavorava per Emirates Airlines.

Alla base c’è l’idea di verità, in senso generale e del medium fotografico, perché l’archivio delle foto di famiglia mi ha raccontato per 25 anni qualcosa che non era vero e che ora ha un altro significato. Viene interrogata la nozione di fotografia come prova documentaria che intende raccontare una verità e si pensa oggettiva. Dal momento in cui ho scoperto di non sapere chi è mio padre ho voluto cercare la verità. Sono andata a Berlino dove vive mio padre putativo e gli ho chiesto di fare il test del Dna; dopo qualche giorno ho avuto la conferma che non era mio padre. Ho lavorato quindi sull’album di foto di famiglia e ho fatto il test delle origini ancestrali per capire la mia storia, le mie origini e a quale paese appartenesse mio padre biologico. Il progetto si chiama “The Y” perché è il cromosoma maschile; nel cromosoma femminile ci sono due x, manca la y e questo è un progetto proprio di fallimenti, di tentativi, di ostacoli.

Rivedi l’incontro con Alba Zari

 

I prossimi incontri del ciclo Selfportrait As Myself – Dialoghi su autoritratto e autobiografia

Gli incontri saranno in diretta sulla pagina Facebook di Fondazione Forma per la Fotografia e poi visibili sul canale YouTube, sul canale Instagram e sul sito www.formafoto.it.

Mercoledì 24 marzo, ore 19.00 | Silvia Camporesi

Nata a Forlì nel 1973, Silvia Camporesi costruisce, attraverso i linguaggi della fotografia e del video, racconti che traggono spunto dal mito, dalla letteratura, dalle religioni e dalla vita reale. Nelle sue realizzazioni si è confrontata più volte con l’autoritratto e con l’autorappresentazione come elemento di indagine e di ricerca. Negli ultimi anni la sua ricerca è dedicata al paesaggio italiano.

Mercoledì 21 aprile, ore 19.00 | Silvia Rosi

Vive e lavora tra Londra e Modena. Il lavoro di Silvia Rosi esplora la sua storia familiare, attingendo alla sua eredità togolese. Il tema della famiglia, centrale nel suo lavoro, viene esplorato attraverso gli autoritratti in cui interpreta suo padre e sua madre. Lavora, oltre che con la fotografia, anche con testo e video.

Mercoledì 19 maggio, ore 19.00 | Alessandra Calò

Artista e fotografa, sperimenta fin dall’inizio della sua carriera l’uso di nuovi linguaggi che le permettono di approfondire i temi legati alla memoria, all’identità e al linguaggio stesso della fotografia. Pratica dominante nel suo lavoro è la riappropriazione: il recupero e la reinterpretazione di materiali d’archivio attraverso i quali l’artista non intende attuare una rievocazione nostalgica del passato ma proporre una nuova visione della realtà.

Mercoledì 9 giugno, ore 19.00 | Paola Mattioli

Paola Mattioli nasce a Milano nel 1948, studia filosofia con Enzo Paci e si laurea con una tesi sul linguaggio fotografico. Il ritratto, l’interrogazione sul vedere, il linguaggio, la differenza sessuale, le grandi e le piccole storie (dall’Africa alla Dalmine) sono i temi che affronta con uno sguardo lontano dal classico reportage, con una sottile distanza che mette in gioco con leggerezza e rigore. In ogni sua ricerca emerge la riflessione intorno al linguaggio fotografico e ai fenomeni della visione, la domanda sul senso del vedere e del fotografare.

 

Fondazione Forma Per la Fotografia

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Tel. 02 58118067

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