Grazie alla nascita di nuove aziende, associazioni, movimenti e marchi è in atto una fortissima sensibilizzazione nei confronti del tema alimentazione.

Per questo motivo si stanno puntando sempre di più i riflettori su prodotti tipici, naturali, biologici e a km 0.

L’esportazione di prodotti tipici nel mondo è notevole e per questo motivo è necessaria una giusta comunicazione.

Renato Marcialis, con i suoi scatti, ha dato e continua a dare un grande contributo da un punto di vista visivo a questo processo.

Tra i suoi ultimi lavori molto significativo è il calendario 2015 EPSON (“Caravaggio in cucina“), utilizzato anche da EXPO.

 

 

 

PROGRAMMA:

 

Ore 9:30:Registrazione Partecipanti e welcome coffee
Ore 10:00:Proiezione di immagini da inizio carriera ad oggi:
Come mi sono proposto alla committenza nella veste di fotografo professionista indipendente. Uscire dagli schemi dove la creatività e una grande dose di “fai da te”, fa la differenza.

Immagini complesse realizzate quando il computer e tantomeno Photoshop non esistevano, ma con un ottimo risultato visivo.

L’importanza della specializzazione porta dei benefici mentali e materiali.

Quando sporcarsi le mani è un valore aggiunto (senza far del male a nessuno).

Non esiste la foto “semplice”.

Entrare nell’arte in punta di piedi.

Ore 13:00:

Pausa Pranzo

Ore 14:00:

Dimostrazione pratica di alcune illuminazioni dedicate al food photography.

 

La meno dispendiosa, la meno complessa, l’importante è avere almeno una finestra a disposizione.

Tempo di crisi economica : no problem…va bene anche la lampada del salotto

Quella più affidabile, dove non serve il sole e tanto meno la finestra…la luce flash.

Mescoliamo le luci: luce a scarica + flash…. un connubio perfetto.

Disposizione di set fotografici per i partecipanti:

I partecipanti avranno a disposizione alcuni ingredienti alimentari e pietanze, dove metteranno in pratica le nozioni acquisite.

Ore 17:00Proiezione dei lavori eseguiti:

Rassegna delle foto eseguite durante la giornata.

 

 

 

Si consiglia di portare il cavalletto.

 

 

 

 

IL DOCENTE: Renato Marcialis

 

Alle 7.40 del 15 maggio 1956 nasce a Venezia Renato, la terza “R” della famiglia Marcialis.

Papà Gino e mamma Giuseppina, i fratelli maggiori Riccardo e Roberto, sono stati il primo nucleo sociale e familiare dove il piccolo Renato ha formato il suo carattere. Una famiglia degna della migliore commedia goldoniana cui fa da sfondo una grande casa antica nel cuore della Venezia che ha nutrito l’immaginario di ogni artista.

Il ritmo e il continuo rinnovamento ben rappresentati dal suo nome, Renato ovvero “nato di nuovo”, lo porta a soli tre anni a Verona per seguire il lavoro del papà. Qui nasce la sorellina Elisabetta, l’ultima dei quattro fratelli.

Ma sarà Milano, dove dal 1964 la famiglia Marcialis si stabilisce, l’ambiente nel quale il giovane Renato vede crescere e coltiva la sua passione artistica e professionale. Ben presto il nostro giovane dimostra un carattere creativo e indipendente ma al DNA non si sfugge!

I cromosomi di nonno Enzo, chef su navi da crociera, di zio Gastone chef Cordon Bleu de France e del papà Gino, uno dei più famosi chef barman di quegli anni, porteranno Renato a intraprendere una strada ben precisa. L’adolescente Renato, che, come ogni ragazzo dotato di personalità spiccata, mostra subito grande caparbietà e carattere nel seguire i propri interessi si appassiona alla musica d’oltre manica fondando un gruppo che lo assorbirà al punto di dimenticare spesso e volentieri gli impegni scolastici.

Il papà Gino, da professionista concreto qual era, non sostiene la passione musicale di Renato e reindirizza le sue energie trovandogli un lavoro nello studio fotografico di alcuni conoscenti. Ora saprà dove trovare il figlio “almeno dal lunedì al sabato”.

 

Alle 8.30 del 3 marzo del 1970 inizia la grande avventura di un ancora inconsapevole artista dell’immagine. Mentre porta a termine i suoi compiti, Renato osserva il lavoro dei due fotografi specializzati in meeting aziendali e matrimoni della Milano bene, dove ville da sogno e pranzi da favola sono all’ordine del giorno. Dopo due anni cambia studio e viene “promosso” stampatore da un fotografo specializzato in riprese industriali: lampadari, giocattoli e articoli da regalo. Il suo “regno” é un gabbiotto di circa un metro quadro nel quale però non manca lo stereo e dove trova persino il sistema di fumare senza danneggiare la sensibilissima carta fotografica.

 

Dopo sei mesi di quella vita Renato, ormai diciassettenne, si sente pronto al grande passo tanto che minaccia il titolare di dimettersi qualora non gli consenta di fotografare in sala posa.

Il suo talento incomincia a germogliare.

Nel frattempo il fratello maggiore Riccardo, già art director affermato, inizia una nuova avventura nella fotografia di gastronomia e nel 1976 propone a Renato una collaborazione che durerà ben dieci anni. Ora Renato vuole farcela da solo e rinasce ancora una volta.

Decide di aprire uno studio per conto suo e nei cinque anni seguenti fotograferà di tutto: dalla moda, al reportage, dallo still-life alle riprese industriali.

 

Arrivano i riconoscimenti pubblici: appare negli “inserti ” delle riviste specializzate, viene premiato a Venezia nel 1991 con i colleghi Oliviero Toscani e Vittorio Storaro e nello stesso anno vince anche la Golden Mamiya a Numana.

Nel 1992, ritenendo che la specializzazione sia la via da seguire e con estremo coraggio visto il momento economico particolarmente delicato, decide di eliminare tutti i clienti no food. Da allora collabora solo con aziende alimentari realizzando i loro cataloghi, i ricettari, i packaging, le campagne stampa e le affissioni.

Ha all’attivo circa cinquanta libri di gastronomia e cocktails e le sue immagini sono rappresentate in tutto il mondo dalle agenzie fotografiche. Spesso gli Istituti di fotografia e design lo vogliono perché tenga workshop e seminari.

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