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Giacinto Mozzetta – Alla ricerca della propria luce

di Mosè Franchi

Raggiungiamo Giacinto Mozzetta (il professionista della settimana) al telefono, come da nostra abitudine. Naturalmente avevamo visto le sue immagini su internet, dalle quali avevamo tratto impressioni più che favorevoli. Parlando con lui, ci ha colpito la sua chiarezza: una sorta di forza delle idee che balzava fuori ad ogni domanda. Ma la sua fotografia è moderna, sin dall’inizio; Giacinto si documenta e poi vede il processo di genesi in tutta la sua interezza. Cura personalmente la post produzione, ma si interessa attivamente anche di moda; e poi, ama la costruzione della fotografia, come si trattasse (e lui lo dice) di un lavoro di gruppo, da portare avanti con altri. Non è un caso che tra le sue desiderata vi sia anche l’ambizione di dedicarsi all’immagine i movimento, quale responsabile della fotografia. La passione che lo anima è comunque tanta, con delle radici anche tradizionali, che peraltro dovrebbero essere di molti. Cerca la sua luce, ecco tutto; lo fa per mettere una firma alle sue fotografie, per renderle riconoscibili. E’ bello sentirselo dire, soprattutto oggi quando l’informatica (giustamente) sembra farla da padrona o quando la post ha assunto una dignità quasi pari a quella dello scatto. Giacinto propone una ricetta semplice e impegnativa al tempo stesso: allargare le competenze, ma rivolgersi alla luce. La propria, ovviamente.

Bravo.

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D] Giacinto, quando hai iniziato a fotografare?

R] A quindici anni. Avevo avuto in regalo una Yashica. Scattando e facendo delle prove, mi sono appassionato.

D] La passione è stata importante?

R] Sì, tantissimo.

D] Il professionismo a che età è arrivato?

R] Sui venticinque anni, quando mi sono potuto permettere la digitale e un corso di fotografia.

D] Come hai curato la tua formazione?

R] Sono autodidatta. Debbo dirti, però, che leggo molto: particolarmente riviste; seguo così tanti fotografi, principalmente quelli stranieri. Circa i corsi, ne ho seguito due, in Campania: uno base, l’altro avanzato; questo per capire tecnicamente l’andamento delle cose. Ciò che mi ha aiutato molto è stata la collaborazione con un fotografo di Napoli, per il quale sono stato assistente. L’esperienza mi ha permesso di entrare in contato con tante realtà, che mi hanno aperto la mente; tra queste, forse la più importante: cioè la gestione della luce. Lui mi diceva spesso: “Cerca la tua luce, affinché la tua fotografia venga riconosciuta”. Con quelle parole voleva dire di andare oltre le regole canoniche. In effetti aveva ragione, perché, una volta raggiunta la maturità necessaria, sovvertire i punti fermi significa anche sviluppare un proprio linguaggio. Le regole spesso costituiscono un limite, il cui superamento ti fa trovare una via più personale.

D] La base formativa è stata comunque personale?

R] Dimenticavo, lo scorso anno ho vinto una borsa di studio presso lo IED di Roma: là ho seguito un corso di Fashion ed un altro di Still Life.

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D] Hai avuto degli elementi ispiratori?

R] Direi i ritrattisti e i fotografi di moda. Tra i preferiti metterei Annie Leibovitz e David LaChapelle. Come vedi si tratta di due estremi: da un lato, una fotografia introspettiva; da un altro, un interprete che restituisce immagini diverse sin dall’approccio, dalla forte intensità. In mezzo ci sta tutto, perché anche Testino è tra i miei favoriti. Sappi comunque che a me piace molto le moda.

D] Fotograficamente, come ti definiresti?

R] Nasco come ritrattista e vorrei specializzarmi nel mondo della moda.

D] Qual’è secondo te la qualità più importante per i due indirizzi?

R] Al di là dell’aspetto tecnico, direi che è molto importante la conoscenza del lavoro che si deve intraprendere. Di fronte ad un eventuale servizio di moda, vorrei partire da una conoscenza approfondita di  quanto il designer ha prodotto, arrivando poi ad sviluppare una relazione con Cliente ed una anche con chi dovrà posare per me. Occorre raggiungere un Team Working, rilassato e adeguato: questo per far sì che il servizio fotografico raggiunga i risultati che ci si aspetta.

D] Nel ritratto, qual’è la qualità più importante che un fotografo deve possedere?

R] Sicuramente la relazione: occorre mettere a proprio agio la persona che si ha di fronte, come se ci si conoscesse da anni.

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D] Inizi col digitale?

R] Sì, la carriera da professionista debutta col digitale.

D] Nessun rapporto con la fotografia analogica?

R] Professionalmente, no.

D] Qualche rimpianto per non aver affrontato quel mondo?

R] Nessun rimpianto. Forse un rammarico nasce da non poter eseguire lo sviluppo di una fotografia. Ciò che oggi eseguo su Photoshop mi piacerebbe averlo affrontato nell’alchimia della Camera Oscura.

D] Curi personalmente il ritocco?

R] Al novanta per cento direi di sì. Nei rimanenti casi vuol dire che sto collaborando con un Art Director che desidera trattare l’immagine come base grafica. In pratica non curo la post -produzione quando la fotografia interviene nel messaggio comunicativo.

D] Nel tuo sito ho visto un numero importante di editoriali…

R] Io lavoro molto con l’approccio editoriale, perché mi ispiro ai magazine del Fashion. Mi piace  affrontare la moda “col racconto”: tutto il contrario di quanto si può fare con un atteggiamento da look book. La storia deve vincere.

D] Tra i tuoi lavori, mi è piaciuto molto The Fairies Garde…

R] È un lavoro prodotto per lo IED, ispirato al film “Il Giardino delle Vergini”. Siamo partiti dal  casting, fino alla descrizione del mood board che richiamasse il movie; si è poi passati alla realizzazione delle immagini, alla loro post produzione, alla pubblicazione dell’editorial.

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D] Ho notato dei colori tenui…

R] Solo sul soggetto, nel background i cromatismi sono maggiormente intensi.

D] In Duplicity ho notato l’uso del B/N…

R] Sono venuto a contatto con quel performer (il soggetto del lavoro) andando nel suo camerino. Gli ho chiesto se potevo costruire un servizio con lui e tutto è andato bene.

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D] B/N o colore? Cosa preferisci?

R] In realtà, non ho preferenze. Quando “vedo” un’immagine, so già se la desidero in B/N o a colori; o anche cromaticamente satura, oppure viceversa. Duplicity, il servizio al quale ti riferivi prima, l’ho immaginato da subito in bianco – nero, e così è stato.

D] Quando abbiamo iniziato a chiacchierare, mi ha parlato di un tuo interesse per la direzione della fotografia…

R] Sì, vorrei provare. Mi piacerebbe iniziare con un corso specifico circa la materia: questo per creare le basi. Non sono un novizio, comunque: ho già curato la direzione della fotografia in due cortometraggi.

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D] Il Fashion è donna?

R] Tutti associano da tempo la moda in genere alla donna. Oggi il Fashion non ha un genere. Posso anche dirti che i miei interpreti non si caratterizzano nel senso uomo – donna. Io poi sono appassionato di moda, anche per me stesso. Spesso mi trovo anche a passare delle linee guida alla moda; realizzo anche dei prodotti a tema. In un servizio di moda posso anche aiutare lo stylist.

D] Nel sito ho notato del model book…

R] Sono nato facendoli.

D] Sempre nel tuo sito, ho visto una sezione di fotografie dedicate ad una cantante…

R] Sì, le ho scattato dei ritratti: ogni immagine riflette una sua canzone. Mi sono cimentato anche con artisti televisivi, questo collaborando con un’azienda di Milano, quale corrispondente in Campania. Ne sono nate immagini che ritraggono interpreti di “Amici” o del “Grande Fratello”.  La tendenza che accomuna questi lavori risiede sempre nella moda.

D] A proposito di cantanti: c’è un rapporto tra musica e fotografia?

R] Sì, assolutamente: molte canzoni sono fonte di ispirazione. Del resto, tutti i servizi vengono realizzati con lo studio pervaso dalla musica.

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D] Preferisci scattare in studio o all’aperto?

R] Preferisco fotografare all’aperto, anche se non disdegno l’ambiente dello studio. Ovviamente tutto dipende da cosa debbo fare. In Studio amo scattare l’ambientato, dove la connotazione dell’immagine avviene tramite la presenza di oggetti che riguardano il soggetto.

D] Da quanti ani sei professionista?

R] Da sette, forse otto…

D] C’è un progetto rimasto indietro e che vorresti portare a termine?

R] Ce ne sono diversi, relativi alla moda. Si tratta di immagini che abitano già in testa, ma per le quali non ho ancora avuto modo (e tempo) per organizzarmi.

D] Mai esposto in mostre?

R] Ce ne sarà una a breve, presso la White Gallery di Roma. Con loro abbiamo costruito un editorial che richiamasse il Clip Vogue di Madonna (mood, vestiti, modelli e via dicendo). Questo lavoro diventerà una mostra.

D] Ne hai fatte altre?

R] Una sola, a Roma.

D] Non a Napoli, quindi…

R] Oggi lavoro principalmente a Roma.

D] Napoli ti ha aiutato nel tuo lavoro?

R] Non particolarmente, se escludi quella tendenza all’indipendenza e all’autonomia che è tipicamente campana.

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D] Quali ottiche utilizzi?

R] Tutte ottiche Canon serie “L”, tra questi il 24–70 e il 70–200 ƒ/2,8.

D] Quale preferisci?

R] Sicuramente il 24–70 mm.

D] Qual’è la tua fotocamera?

R] La EOS 5D, prima serie.

D] Ci hai detto di curare personalmente il ritocco. Possiedi un flusso di lavoro stabilito?

R] Sì, anche lì ho studiato parecchio su alcuni tutorial.

D] Quali sono i punti chiave del tuo flusso di lavoro?

R] Gestione difetti (pelle, occhi, vestiti), contrasto, gestione luce, preparazione output (WEB, editorial, stampa).

D] Usi Photoshop?

R] Unicamente. Per la selezione, adopero Aperture.

D] C’è uno scatto al quale sei particolarmente affezionato?

R] Sì, è un ritratto High Key.

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D] Puoi dirci perché ti piace quell’immagine?

R] Mi ha portato fortuna. Sono le altre persone ad essersi affezionate a quell’immagine, che tra l’altro mi ha seguito nei vari traslochi.

D] Da un’immagine scattata ad un altra che vorresti produrre. Ce ne è una che ti piacerebbe creare domani mattina?

R] Una donna con un abito enorme, fiabesco; lei è in un vicolo. Ci sono anche degli elementi rock e la modella indossa una maschera. Ma vuole fuggire, da me e dal mio obiettivo.

D] Se potessi farti un augurio da solo, cosa ti diresti?

R] Vorrei raggiungere il mio obiettivo: quello per il quale chi guarda riconosce le fotografie come mie. Vorrebbe dire che ho trovato la mia luce.

Ringraziamo Giacinto Mozzetta per le immagini ed il tempo che ci ha voluto dedicare.