Pig Iron è una pubblicazione fotografica sulle gravi ingiustizie sociali e ambientali commesse dalla multinazionale Vale negli stati brasiliani del Pará e del Maranhão, tra i più poveri del Paese.

 

Nata come piccola impresa mineraria nel 1911, oggi è un colosso mondiale con un fatturato di 59 miliardi di dollari. Possiede miniere in Australia, Mozambico, Canada e Indonesia, industrie metallurgiche in Nord America ed Europa. Caposaldo della sua attività produttiva rimane, però, l’estrazione di ferro in Brasile, secondo produttore al mondo di questo minerale. Per trasportare il ferro dalle miniere del Parà al porto di São Luis nel Maranhão, Vale ha costruito una ferrovia di quasi 1000 km, lungo la quale ogni anno vengono trasportate più di 100 milioni di tonnellate di ferro destinate all’esportazione, una media di 300.000 tonnellate al giorno. Si tratta di circa 10 milioni di dollari che tutti i giorni vengono fatti annusare ai poveri senza che un centesimo finisca nelle loro tasche. Niente ospedali, niente scuole, niente miglioramento della qualità della vita. A loro vanno solo danni, sconquasso sociale e ambientale.

 

 

Le foto di questo libro raccontano queste storie, per non lasciare l’ultima parola ad un’economia di sfruttamento. L’autore non ha cercato né il dramma né il dolore, ma la speranza, la resistenza e la comunità. Tre ricchezze che non si calcolano con i numeri e che la gente brasiliana non ha ancora perso, malgrado tutto. Questo progetto editoriale non vuole limitarsi a raccontare attraverso le immagini, la storia, le vite, il quotidiano di queste persone, ma vuole anche essere un veicolo attraverso cui realizzare qualcosa di concreto e tangibile per loro.

 

 

Da anni il fotografo Giulio Di Meo sostiene che “lo strumento fotografia può contribuire in qualche modo a combattere situazioni di piccole e grandi ingiustizie, di piccoli e grandi insulti quotidiani” e che si possa provare ad utilizzare la fotografia non solo come mezzo di informazione e sensibilizzazione, ma anche come strumento di coinvolgimento e partecipazione verso azioni concrete e solidali.

 

Seguendo questa utopica visione per una nuova fotografia sociale, parte dei ricavati di questa pubblicazione saranno destinati ad un progetto per la realizzazione di un centro di ricerca e comunicazione teatrale gestito da giovani di Açailândia, nel nordest del Brasile. Il progetto sorge grazie alla collaborazione tra il fotografo e la rete “Justiça nos Trilhos” (Sui Binari della Giustizia), nata dalle attività, proposte, intuizioni e fallimenti con cui i missionari in Brasile tentano di ‘fare rete’ per organizzare, proteggere e potenziare le comunità.

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