17 luglio – 15 settembre 2018 presso BARBARA FRIGERIO CONTEMPORARY ART, MILANO

IVAN KAP

Il corpo, specchio dellʼanima. all’interno della mostra “Meandro rosso e altre storie” ecco un altro fotografo,Ivan Kap: con il lavoro “scatole di sogni” che trasportano chi guarda in un mondo altro popolato da fantasie, ossessioni e desideri.

Kap, fotografo milanese, rielabora e accorpa al computer dettagli e frammenti di scatti fotografici per creare immagini oniriche, surreali, in cui il protagonista è sempre il corpo umano. Un corpo spesso reinventato e trasformato, che diviene parte dell’ambiente circostante: uno spazio libero, sottratto alle leggi di natura dove l’inconscio e l’immaginazione ridisegnano la realtà.

“Cʼè più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore sapienza” F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra

Ho trovato nel computer e nella fotografi a la via espressiva a me più congeniale per creare immagini oniriche, surreali, elaborando i miei scatti fotografi ci di partenza. Tutto nasce da unʼidea di base, un concetto, un sogno ad occhi aperti a cui dare forma. La macchina fotografica legge la fi gura che si trova di fronte allʼobiettivo suddividendola in vari tasselli. Il corpo che fotografa è lo stesso corpo fotografato, smembrato dagli scatti, dai click taglienti dellʼotturatore, scarnificato e ricomposto successivamente a computer dove le varie parti riprendono nuovamente la loro forma completa in un gioco continuo di finito/non finito. Le figure così ricomposte interagiscono fra di loro, con gli oggetti che popolano il quadro e con lo sfondo stesso, giocando con la logica prospettica, andando a creare una nuova unità. Impasto fotografi co tendente al pittorico applicato alla sacralità del corpo / tempio / tempo, un incessante cammino da dentro a fuori da sé porta a scoprire, per interiorizzare, tutto ciò che esiste al di là del confine della sua pelle. Lʼemozione, il pensiero, lʼinconscio altresì fuoriescono “Il mito è il dal corpo e prendono molteplici forme, tangibli, creando un corpo / mondo che viene abitato e che fondamento della vita, lo schema senza tempo, la formula abita. È una “surrealtà” popolata da corpi privi di volto, sostituito dalla testa di un manichino, superficie inespressiva e neutra, sulla quale di volta in volta si possono immaginare gli stati dʼanimo suggeriti dal contesto e dallʼazione del corpo. Oppure dove ciascuno coglierà lʼemozione di quellʼistante a suo uso e consumo, in una dialettica necessaria e stimolante fra immagine e fruitore. Figure ibride, composte di parti umane e non, di secondo cui la vita si esprime quando fugge al di fuori dellʼinconscio.” rappresentazioni emozionali che acquisiscono a loro volta un corpo, una fisicità, le quali diventano parte del corpo stesso o una sua propaggine. Si moltiplicano, si sostituiscono, si muovono e si trasformano in una nuova anatomia fisico-emotiva. Come nel Mito questo ibrido diventa uno strumento di comprensione del mondo, della natura, dellʼuomo stesso, strumento di conoscenza e divulgazione della medesima in un linguaggio spontaneo, immediato, prelogico. Quasi sempre ricorre una contrapposizione THOMAS MANN fra gli elementi compositivi e i loro significati, convivono fra di loro fiori e mosche, nuvole e corvi, teschi e colombe, passeri e rami secchi, luce e ombra, così come nel nostro animo coabitano quelle molteplici e contrastanti pulsioni che fanno lʼessere umano.

Il mito è il fondamento della vita, lo schema senza tempo, la formula secondo cui la vita si esprime

quando fugge al di fuori dellʼinconscio.

THOMAS MANN

BARBARA FRIGERIO CONTEMPORARY ART

VIA SAVONA 61 – MILANO

TEL. 02 36593924

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