530 09c2a9leonardoferri

Leonardo Ferri – Per il momento prossimo venturo

di Mosè Franchi

Questione di momenti, ma anche di visioni: la fotografia di Leonardo Ferri (il professionista della settimana) vive e respira di più ambiti. Lui nutre una passione profonda per la fotografia, ma anche il desiderio di conoscere le altre arti espressive: scultura, pittura, letteratura; e poi c’è l’umore della gente, il loro sentore, un mare di ispirazioni nel quale immergersi con attenzione. Le tendenze, ed anche lo spirito del fashion, nascono dalla risultante di tutte queste direttrici. È lì che si potrà ritrarre l’istante “subito successivo”: quello che anticipa, prevedendo e non solo; perché quella frazione di tempo è “da vedere”, ma anche da abitare. Quello che Leonardo non ci ha detto (almeno esplicitamente) è che il suo scatto racchiude contesti, dove possono vivere emozioni, sentori, sentimenti; ma anche comportamenti, ambizioni, atteggiamenti. Tutto ciò è frutto di una visione allargata delle cose, di uno sguardo che non teme la visione allargata. Non è cosa da poco, questa: perché occorre fuggire dalle abitudini, dai cliché, ma anche dai territori nei quali l’abilità potrebbe spadroneggiare. La via scelta da Leonardo è la meno comoda, perché per percorrerla occorre rimettersi in gioco, continuamente: ascoltando e osservando il responso di uno sguardo largo e sempre aperto; rivolto per lo più in basso, laddove la gente si esprime. Ed è da laggiù che prende vita l’idea fotografica del nostro. Ne risulta una torre, forse una pianta gigante, che cresce repentinamente, alla velocità dei pensieri. A guardarla, si potrà vedere l’istante che sarà: quello prossimo venturo, appunto. Leonardo ci riesce, con “quel” click; ma dietro c’è tanto ed è per questo che è bravo.

5880b25fbdd69

D] Leonardo, quando hai iniziato a fotografare e perché?

R] Professionalmente nel ’95, come free lance: per seguire l’onda di una passione viva da sempre. Il percorso prima è stato di quelli classici: la fotocamera del papà, una gavetta infinita, tanto tempo a fare il portaborse.

D] La passione è stata importante?

R] Molto, e regge tuttora. È lì che poggia questo mestiere, come del resto tutti gli ambiti creativi.

5880b26160962

D] Come hai curato la tua formazione?

R] Non ho frequentato scuole specialistiche, che poi non mi hanno mai convinto: proprio per i risultati che restituivano. Gli studi li ho svolti presso il Buzzi di Prato (Istituto Tecnico), dedicando alla fotografia qualche master e dei corsi specifici. Il resto ha riguardato una formazione individuale, allargata all’arte e alla cultura. Molto di quanto mi appartiene me lo sono costruito da solo e questo mi piace.

D] Mi hai parlato di cultura: a cosa ti riferisci?

R] Alla frequentazione di corsi d’arte, relativi anche alla sua storia: sia classica, che contemporanea. Questo modo di fare non si è relegato agli inizi, ma sta andando avanti tuttora. Il mese scorso ero in aula per un corso sull’arte del rinascimento. Tutto questo mi piace, del resto apprezzo le varie espressioni artistiche possibili: scultura, pittura o altro. Amo respirare l’aria che vive attorno all’arte e da lì prendo tanti spunti.

D] Anche per la fotografia?

R] Soprattutto. Dall’arte ricevo indicazioni su proporzioni e prospettive. Ma, oltre all’arte, credo sia importante il tipo d’approccio: quello che ti fornisce anche indicazioni del momento. La stessa impronta stilistica del fashion riesce a far sì che io trovi una visione che mi è propria. Un determinato livello tecnico lo puoi raggiungere anche per tentativi: una visione è maggiormente completa e personale, toccando perfino aspetti di tipo psicologico.

5880b262dfa3f

D] Hai avuto dei modelli ispiratori?

R] Tra i fotografi, tantissimi: anche oggi. I primi due sono stati Robert Mapplethorpe (rimasi incantato dai suoi B/N) e Richard Avedon; poi è stata la volta di Jeanloup Sieff. Ma potrei dirtene milioni, ognuno per una ragione specifica. Oggi la mia icona si incarna in Steven Meisel, perché riesce a fare quanto vuole. È un fotografo libero, un punto d’arrivo condivisibile. Anche David LaChapelle è tra i miei preferiti.

5880b26460d74

D] Come ti definiresti?

R] Bella domanda! Lavoro nella moda, ma mi sento uno studioso del presente; del resto il fashion rappresenta l’essenza del momento prossimo venturo. C’è un po’ di “analisi” in tutto questo: l’espressione di ciò che la gente sente e prova, il significato dei tempi; appunto quello che la moda intende essere.

5880b2660ead7

D] Qual’è la qualità più importante che un fotografo come te dovrebbe possedere?

R] L’apertura mentale. Non bisogna chiudersi in cliché abusati. E’ necessario, viceversa,  allargare il proprio sguardo verso tutti gli input possibili, facendolo poi con umiltà. Una visione che si chiude limita anche la libertà di esprimersi, e questo non deve accadere. Prima, a proposito di formazione, parlavamo del mio interesse per le arti figurative. Ebbene, spazio spesso anche nella letteratura. Cos’è in fin dei conti una poesia? Se non un’immagine scritta?

D] Occorre aprire la propria visione, quindi: questa è la qualità necessaria?

R] Occorre aprire gli occhi verso tutte le modalità espressive.

D] L’impegno culturale mi sembra preponderante…

R] Vero, ma occorre non perdere mai il gusto del divertimento. Solo così riesci a trasmettere (e comunicare) la passione che vive dentro di te. Nelle fotografie che scatto c’è tutto me stesso, ma viene fuori perché, mentre lavoro, sono felice. Questo ovviamente implica anche una solidità tecnica e personale. Non puoi essere tranquillo se hai delle lacune. Quello di un fotografo è un mestiere che possiede forti implicazioni psicologiche. Se non ti metti in gioco, finisce per non funzionare: non raggiungi l’eccellenza e l’operato risulta falso.

5880b2679500a

D] B/N o colore?

R] B/N, in assoluto; ma anche il colore. Diciamo che il Bianco & Nero ha un suo “perché”.

D] Quale?

R] In esso vedi l’essenza. E poi lo moduli con poco, tipicamente tramite la luce: ma va più a fondo.

5880b2693b476

D] C’è, da quando hai iniziato, un progetto rimasto indietro e che vorresti portare a termine?

R] Progetti indietro non ne ho: sono tutti rivolti al domani. Col tempo porto avanti tutto. Ce ne è uno personale, di ricerca introspettiva, che vive anche delle mie poesie. In realtà a me non interessa fare il poeta e, quando scrivo, lo faccio di getto. Lo stesso accade mentre scatto per me stesso: è l’istinto a guidare, l’impulso. A Pasqua ho fotografato dei tronchi sulla spiaggia. Il tempo era invernale, così ne sono risultate quasi delle figure mitologiche. Credo ne verrà fuori una mostra.

5880b26ad9449

D] Mai fatto mostre?

R] No, solo delle presentazioni in studio. Sto lavorando molto e questo ha delle implicazioni anche sul tempo a disposizione. In ogni caso, quando un fotografo manifesta il desiderio di esporre le proprie immagini, deve esserci qualcosa che lo scatena; questo per dire che io organizzerei una mostra con un tema che mi nasce da dentro.

D] La regione dove sei nato e vivi ti ha restituito qualcosa per la tua fotografia?

R] Stimoli ambientali, anche se alle volte hanno funto da elemento limitante. La Toscana è lontana dalla mi idea di habitat: preferisco in assoluto le aree metropolitane o anche quelle desertiche. Non traggo ispirazioni solo da questi posti, fuori c’è tutto un mondo.

D] Hai iniziato con l’analogico?

R] Sì. Sviluppavo le pellicole da solo (B/N) e me le bobinavo anche. Ho iniziato dalla base, addirittura preparandomi da solo i componenti per lo sviluppo, sin dalla chimica. Direi che quell’inizio è stato molto istruttivo, tant’è vero che oggi non spreco scatti. Quando ho tra le mani una fotocamera, la mie idee si muovono come se usassi la pellicola.

D] Rimpianti per l’analogico?

R] No, anche se mi manca la DIA per il Banco Ottico. Ecco, sì: sento la mancanza per quello strumento, perché rappresentava tecnica pura. Ricordo l’uso del metro, i calcoli: tutto era molto scientifico. Per il resto, a volte ho provato il desiderio per certe pellicole in B/N, anche se sto arrivando allo stesso risultato con la post produzione. Col digitale, ho ritrovato tanti linguaggi, scoprendone anche dei nuovi. Le nuove tecnologie, se ben utilizzate, sono molto interessanti.

5880b26c3a9e5

D] Curi personalmente il foto ritocco?

R] Sì, perlomeno nei miei lavori. Nel look book ci sono delle persone che lo fanno per me. Cataloghi e pubblicazioni passano tutti dalle mie mani.

D] Come si compone il tuo flusso di lavoro?

R] Scatto, poi scarico attraverso programmi dedicati. Con Canon uso DPP e da lì passo a Lightroom, dove avviene una “post” di base. Dopo lavoro su Photoshop.

D] La tua post è intrusiva?

R] Cerco di spendere poco tempo per la post produzione, anche perché diventa un costo. Se poi le fasi del “dopo scatto” diventano correttive, vuol dire che qualcosa non ha funzionato prima.

D] Quale ottica preferisci?

R] Dipende. Una delle mia preferite è il 50 mm. Uso molto anche il grandangolo e i tele spinti. L’obiettivo di fatto è un mezzo, come il resto dell’attrezzatura. C’è chi si è innamorato della propria fotocamera, per me invece rappresenta una compagna di viaggio. L’obiettivo, del resto, è come il pennello per il pittore.

D] Qual’è la tua compagna di viaggio?

R] La G10, quella che preferisco: piccola, ma di grande qualità.

D] Tra le reflex?

R] La EOS 5D Mark II

5880b26d91830

D] C’è un’immagine alla quale sei particolarmente affezionato?

R] Ce ne sono tantissime: alcune riguardano il mondo del fashion, altre realizzate in contesti diversi. Ricordo con affetto un servizio fashion, scattato presso delle cave di marmo. Io faccio trekking ed ero capitato in quella location cinque anni prima. Me l’ero segnata, ma tornarvi per fotografare è stato come chiudere un cerchio. Quel lavoro, in B/N, è quello che mi rappresenta di più.

D] Preferisci lavorare in studio o fuori?

R] È indifferente.

D] Se potessi scegliere, cosa scatteresti domani?

R] Il “Chi” o il “Cosa” non importa, mi piacerebbe lavorare per un bel redazionale fashion.

5880b26f359ea

D] Il tuo comunque è un domani di progetti, come mi hai detto…

R] È vero. Al di là dell’area introspettiva, quella che ti ho descritto in precedenza, partecipo a due grandi idee. Da un lato, sono socio di Area Creativa: un pool di professionisti che si occupa di coordinare e realizzare l’immagine delle aziende. Operando in quell’ambito, parti molto prima dello scatto e poi coinvolgi tante persone e la loro passione. Quando arrivi all’immagine, si è percorsa tanta strada; ed il bello è lì.

D] La seconda idea alla quale partecipi?

R] Stiamo allestendo un magazine on line tipicamente fashion. Non si tratta di Vogue e neanche di un suo “simile”. In quella pubblicazione desideriamo mettere l’umore della gente, il loro sentore. Avremo dei corrispondenti anche all’estero, e li potranno nascere le ispirazioni per  i redazionali: ma partendo dalla strada. Insomma, tutta la visione del magazine sarà diversa, con un’impaginazione vicina a chi legge. Del resto è bello vedere come anche le tendenze possano nascere dal basso.

D] Un magazine interessante…

R] … e aperto anche ad altri fotografi e persone di cultura. Questo è anche un invito.

D] Se potessi farti un augurio da solo, cosa ti diresti?

R] Vorrei realizzare i sogni.

Grazie a Leonardo ferri per il tempo e le immagini che ci ha voluto dedicare.

5880b27079cb2

5880b271855bf

5880b27287c69

5880b273b94f8