War is over. ‘La guerra è finita’ è il titolo di una celebre canzone di Elton John. Ma è anche il titolo dell’ interessantissima mostra ospitata allo Spazio Forma di Milano fino al 17 aprile 2016. La guerra del titolo è la seconda guerra mondiale, quella combattuta in Italia tra italiani prima, e poi tra gli italiani e i tedeschi e, infine, tra italiani e alleati da un lato e italiani e tedeschi dall’altro.

 

 

Sui muri della galleria di via Meravigli sono affiancate le une accanto alle altre fotografie in bianco e nero dell’Istituto Luce e inedite fotografie a colori realizzate dai soldati americani dell’US Army SIgnalation Corps. Sono le immagini di un Paese distrutto o che si appresta ad essere distrutto per essere liberato da sé stesso e dagli ingombranti alleati che si era scelto. E ancora. In esposizione anche qualche fotografia dell’Italia ancora fascista ma già sfasciata, che serve soprattutto a mostrare un ambizioso ‘prima’ contrapposto a un  doloroso ‘dopo’. Le fotografie a colori, invece, sono il ‘bottino’ fortunato e insperato di un’immersione di Gabriele D’Autilia, uno dei due curatori della mostra, negli archivi di Stato Americano a Wasgington.

 

 

Il titolo è lo stesso della mostra già esposta a Roma. Ma questa di Milano è piuttosto diversa da quella della capitale: i curatori hanno scelto, infatti, di ‘personalizzarla’, introducendo molte  fotografie di una Milano schiantata dai bombardamenti e dalle lotte tra chi se l’era presa opprimendola e chi voleva riprendersela per liberarla.

 

 

Alle fotografie si affiancano alcuni filmati propagandistici, opera di noti registi hollywoodiani e, soprattutto, un appassionante video-installazione di Ronald Seiko, realizzata su materiali di repertorio legati ad una visita di Mussolini a Milano e alla sua ultima, vergognosa (ma non difficile da comprendere), esposizione a Piazzale Loreto.

 

 

Di questa mostra colpiscono le foto dell’Italia ferita brutalmente dalla guerra. Foto che avevo già viste, ma tanto tempo fa. Così, nel frattempo, nel corso degli anni ho guardato anche le immagini (poche) di altre città devastate, lontane da qui, scattate in Paesi nei quali serve la democrazia che noi gli esportiamo. E quelle stesse immagini sembrano false, come le città dei film e dei videogiochi, dove tutti sono nuovamente in piedi nel film successivo oppure alla fine delle riprese.

 

 

Ecco è questo l’effetto. Vedere Milano, vedere la mia città,  violentata dall’esplosivo e dalla furia umana, dalla pochezza e dal furore, dall’orgoglio malinteso e poi dalla vendetta può far provare molto turbamento. Ma può dare un messaggio dal valore altamente formativo. In questo senso una visita alla mostra potrebbe o, forse, dovrebbe addirittura  essere obbligatoria per tutti gli studenti delle scuole medie e superiori di Milano e provincia (se ancora si può dire così), perché – forse – il vedere la propria città ridotta come quelle cui sono abituati nei loro videogiochi, potrebbe indurre loro il sospetto che, forse,  la vita non è un videogioco. Che la morte esiste davvero e tutto quello che possediamo, poco o tanto che sia,  può essere perso in un minuto, se si smette di vigilare su ciò che accade, si se smette di essere Uomini.

 

 

Naturalmente, la mostra ha molti altri meriti: primo, tra gli altri, è quello di aver portato alla luce molti materiali poco o per niente visti in precedenza. E di averli organizzati in un corpus coerente, molto didattico e didascalico, ma di grande interesse, soprattutto per chi non ha vissuto quegli anni, oppure li ha vissuti soltanto in ‘presa diretta’, senza poterseli sistemare criticamente, preso dal necessario scorrere della vita.

 

 

Certo la mostra è piccola ed anche condizionata dai limiti fisici dell’ambiente che la ospita. Ma questo è anche un modo per puntare davvero all’essenziale:  il senso del materiale qui raccolto, infatti,  arriva dritto al bersaglio.

 

 

 

 

LEZIONE APERTA ALL’UNIVERSITA’ CATTOLICA DI MILANO: LA GUERRA IN IMMAGINI

 

La lezione è organizzata in occasione della chiusura della mostra WAR IS OVER!, a cura di Gabriele D’Autilia ed Enrico Menduni, promossa e organizzata da Istituto Luce-Cinecittà e da Fondazione Forma per la Fotografia, in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano e Contrasto, con il patrocinio dell’Università degli Studi Roma Tre e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

 

 

Mercoledì 13 aprile h 18.00

Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Aula G.022 Manzoni

Largo A.Gemelli, 1 – Milano

 

 

 

Post correlati