Mast foundation for photography grant on industry and work

 Vincitori ex aequo del concorso Mast Foundation for Photography Grant 2018: Sarah Cwynar e Sohei Nishino 

MAST.GALLERY, BOLOGNA, 31 GENNAIO – 1 MAGGIO 2018

La selezione biennale di giovani fotografi promossa e organizzata da G.D e dal gruppo Coesia giunge quest’anno alla quinta edizione in una veste rinnovata, a partire dal nome.

Nata alcuni anni fa per sostenere i talenti emergenti della fotografia e al tempo stesso dare inizio, attraverso la promozione e l’acquisizione delle opere dei partecipanti, a una raccolta di visioni contemporanee dell’industria e del lavoro, la competizione è stata ideata e portata avanti quando l’identità, la funzione e il significato della Fondazione MAST, nonché l’edificio che la ospita, prendevano progressivamente forma. Oggi il MAST, inaugurato nel 2013, è un centro culturale dalla fisionomia definita, riconosciuto a livello internazionale per il suo modello di welfare, la sua collezione di fotografia dell’industria e del lavoro e il suo programma di mostre ed eventi proposti al pubblico – conferenze, conversazioni, proiezioni di film e documentari, percorsi e laboratori per bambini e ragazzi. Ci sembra quindi giusto accogliere il concorso in seno a una realtà consolidata, che dedica gran parte dei suoi spazi e delle sue attività artistiche alla fotografia del lavoro.

Per questo motivo il concorso GD4PHOTOART diventa MAST Foundation for Photography Grant.

Pur mantenendo lo stesso regolamento e le medesime aspirazioni, l’iniziativa si propone come un premio e una borsa di studio insieme. L’enfasi infatti è sulla parola grant, che sta ad indicare non solo un riconoscimento per il lavoro svolto, ma soprattutto una risorsa per sviluppare un nuovo progetto.

Ciò che rimane immutato è lo spirito del concorso: dare voce alla ricerca fotografica delle nuove generazioni di artisti arricchendo l’offerta culturale della Fondazione MAST di spunti inediti legati agli sguardi dei giovani sul mondo dell’industria e del lavoro, sulle rapidissime trasformazioni in atto a livello economico e produttivo e sulle implicazioni ambientali, sociali, etiche, geografiche che questi cambiamenti determinano nella vita di tutti noi. Attraverso losguardo di Sara Cwynar, Mari Bastashevski, Sohei Nishino e Cristóbal Olivares e si scoprono i loro progetti: i colori come imposizione dell’industria cosmetica, gli oscuri interessi economici legati agli stati di crisi, il viaggio alla scoperta della psico-geografia della Pianura Padana e dei suoi abitanti, i viaggi disperati degli immigrati dominicani clandestini diretti in Cile. Si tratta di progetti complessi, realizzati con media e modalità

espositivi eterogenei (stampe fotografiche, collage, wallpaper, documenti cartacei, video), che riflettono esattamente la complessità del nostro tempo e ci spingono a interrogarci sul mondo in cui viviamo. 

“La giuria ha deciso di assegnare il premio ex-aequo a Sohei Nishino e Sara Cwynar. I lavori dei quattro finalisti sono risultati tutti significativi e coerenti con il bando. Fattori decisivi per la scelta della giuria sono stati in particolare la complessità dei contenuti dell’opera e la visione poetica di Sohei Nishino da una parte e lo spessore intellettuale e la freschezza visiva del video di Sara Cwynar dall’altra.” afferma Urs Stahel, curatore della mostra e membro della giuria.

Mari Bastashevski (nata in Russia, vive tra Danimarca e Svizzera) ha realizzato il progetto Emergency Managers [Manager dell’emergenza], con cui affronta il tema della crisi idrica della città di Flint, che ebbe

inizio nel 2013-2014, quando le fonti di approvvigionamento dell’acqua potabile furono trasferite da Detroit alla città stessa e al fiume Flint. La cessazione del contratto di fornitura in vigore da anni con Detroit e il passaggio a una rete propria furono progettati e realizzati in modo così sconsiderato che una

parte della popolazione afroamericana fu contaminata dal piombo. Nel suo lavoro, Bastashevski discute varie forme di gestione delle crisi sul lungo periodo, che si rivelano tutte a vantaggio dei manager dello stato di crisi, dei funzionari pubblici e dei gruppi industriali che ad essi sono legati.

Con un video e nove fotografie, Sarah Cwynar (nata in Canada, vive a New York) affronta il tema del colore, dei sistemi tintometrici e dell’industria dei colori e dei cosmetici che vi si cela dietro. È lei stessa a

fornire una descrizione del suo lavoro: “Questo progetto video consiste in un film dal titolo Colour Factory [La fabbrica del colore] ed esplora la produzione commerciale del colore e la sua standardizzazione, in relazione a temi quali la teoria del colore e il femminismo. In definitiva, il progetto è incentrato sugli standard del colore, della bellezza e del capitalismo, in quanto modelli imposti nell’esperienza della vita umana.

Nel corso degli ultimi dieci anni, Sohei Nishino ha realizzato una serie di opere a metà strada tra la mappa e il diorama, complesse composizioni di immagini di città. Osservandole si ha da un lato la sensazione di osservare dall’alto la mappa di una città, dall’altro la mappa stessa appare affollata di istantanee dal carattere molto privato, scattate da Sohei Nishino durante le sue peregrinazioni urbane.

Sono centinaia, migliaia di fotografie a costruire la rappresentazione della città oppure, come nel caso di questo progetto intitolato Il Po, del corso del fiume Po dalla sorgente al Delta. Nishino mescola le due forme, combina micro- e macroprospettiva fino a ricavare un’indagine e una rappresentazione vivacissima e poetica del fiume, inteso come condizione fondamentale per l’esistenza di un insediamento e persino per ogni forma di vita umana.

Il progetto The Desert [Il Deserto] di Cristobal Olivares ha per tema i fenomeni migratori in atto dalla Repubblica Domenicana verso il Cile. Sembra che circa 30.000 persone abbiano già lasciato la loro terra e che circa 15.000 di loro siano entrati illegalmente in Cile. Olivares scrive: “Ai dominicani viene richiesto un visto speciale per entrare come turisti, e questo li rende facili prede dei trafficanti, da cui sistematicamente vengono ingannati, derubati e abusati psicologicamente e sessualmente. La maggior parte viene intercettata nel paese d’origine tramite offerte di viaggio che comprendono visti contraffatti, itinerari di dieci giorni tra voli in aereo, bus e lunghi percorsi a piedi attraverso il deserto, ai confini tra Perù, Bolivia e Cile, dove le principali minacce sono costituite da campi minati, da montagne che superano i 3800 metri di altitudine e dalle temperature estreme, sia di giorno sia di notte”. Olivares ingrandisce le sue fotografie di paesaggio, spesso vuote, e ne fa degli sfondi che vengono appesi direttamente alla parete. Sopra, di fianco o accanto, inserisce i piccoli ritratti incorniciati dei migranti, a cui l’autore dà la parola nei suoi video.

MAST.

via Speranza 42, Bologna

31 gennaio – 1 maggio 2018

www.mast.org

Ingresso gratuitoe

Orari di apertura

Martedì – Domenica 10.00 – 19.00

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