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Paolo Magni – La fotografia dei valori

di Mosè Franchi

 

Parole semplici, quelle che ci dedica Paolo Magni (il professionista della settimana). Lui si definisce concreto, e tale è anche dietro l’obiettivo. La sua foto è schietta, rapidamente utilizzabile da parte di chi guarda o legge. Un traguardo non da poco, perché la ricerca del sensazionale risulta fuorviante, soprattutto nello sport. La sua carriera è stata dedicata a lungo a maturare esperienza, capacità; e l’ha percorsa, all’inizio, al fianco della generazione precedente. Questo è un segno di rispetto, che comunque deve far parte dell’attenzione che si dedica alla fotografia.

Per il resto, troviamo nel nostro tanti valori, che però fanno parte di un tutt’uno. Quando gli chiediamo le qualità necessarie per fotografare lo sport, lui ci parla della famiglia, delle responsabilità. Tutto questo è bello: non solo per il contenuto della dichiarazione, ma perché in quelle parole c’è il quadro, l’ambito nel quale muoversi; quella sorta di “libertà vigilata” che è di colui che esplora, con delicatezza. La fotografia è anche questa, perché prima di scattarla non c’è: pur esistendo nel tempo che diviene. Per cercarla occorre attuare un atto comportamentale profondo, privo del caso. E lì contano i valori, credeteci.

 

© Paolo Magni

 

D] Paolo, quando hai iniziato e perché?

 

R] Avevo dodici o tredici anni e una zia compiacente che ogni tanto mi prestava una Vitrax. Sui sedici anni ero già a Monza per i motori. Alle volte saltavo la rete che cingeva il circuito, in altre occasioni sfruttavo i buchi della recinzione. A quei tempi si scattava a telemetro e in Bianco Nero.

 

 

D] È stata passione?

 

R] Tanta. A diciotto anni frequentavo i fotografi della zona: guardavo come stampavano o come affrontavano i lavori. Insomma, crescevo e facevo esperienza; anche di fronte alle cerimonie: il pane quotidiano per gli operatori di allora. Questo mi ha dato la possibilità di propormi; non a caso, è arrivato un amico squattrinato che doveva sposarsi e io gli ho venduto il mio servizio (il primo!) a 35.000 lire, tutto compreso (album e via dicendo).

 

© Paolo Magni

 

D] La passione è stata importante?

 

R] Sì, ma la sentivo sulla pelle: la fotografia mi nasceva da dentro. I miei preferivano studiassi e io frequentavo le “serali”, imparando il disegno tecnico (una seconda passione). Di giorno aiutavo la famiglia.

 

 

D] Come hai curato la tua formazione?

 

R] Con l’apprendistato: in pratica con quanto ti ho già descritto. Il tutto è durato circa due anni, dopo i quali ho aperto un negozio in un paese vicino a quello nel quale abitavo. Lì ho ricevuto l’aiuto di molti, che ringrazio ancora oggi. Amici e parenti si sono impegnati in quel passaparola che mi ha fatto conoscere in giro.

 

 

D] Hai avuto anche un negozio?

 

R] Facevo solo fotografia: questo per dire che non vendevo attrezzature. Lì ho iniziato ad avere successo. Negli anni a venire sono passato a seguire la carriera di Pierpaolo Ghinzani, pubblicando su Autosprint.

 

© Paolo Magni

 

D] Quando è arrivato il calcio?

 

R] Poco dopo, quasi per caso. Un bel giorno mi è venuta la voglia di provare una partita di calcio, così segui Atalanta – Fiorentina, a Bergamo. Arrivando dai motori, credevo fosse facile ritrarre dei giocatori durante un mach. Mi sbagliavo: quel giorno ottenni soltanto brutte immagini, che fui costretto a buttare. L’esperienza tornò comunque utile, visto che capii come per ogni genere (o sport) ci volessero delle capacità specifiche.

 

 

D] Poi? Una carriera in discesa?

 

R] Forse, ma col senno di poi. Negli anni successivi ho collaborato con Liverani e Richiardi.

 

D] Hai avuto dei modelli ispiratori?

 

R] Francamente, no. Ho sempre seguito le mie voglie, il mio istinto. Diciamo che guardavo i giornali, con curiosità. Poi sono venute le prime Coppe Campioni ed anche le pubblicazioni europee.

 

 

D] Qual è la qualità più importante per un fotografo come te?

 

R] Fare fotografia senza dimenticare la famiglia e la vita che questa comporta. Da qui le scelte

fatte.

 

 

D] Mi riferivo a qualità fotografiche…

 

R] Io non ho mai frequentato scuole di fotografia. Credo altresì che per fare sport non occorrano doti particolari: la posizione scelta risulta determinante. E’ una questione di attimi, ma pure di conoscenza dello sport.

 

© Paolo Magni

 

D] Dopo tanti anni di carriera, c’è un progetto rimasto indietro e che vorresti portare a termine?

 

R] Il mio sogno ha trovato uno sbocco reale. Ho girato in lungo e in largo e adesso la mia famiglia è a posto. Mi sono costruito un’idea fotografica personale, ma la soddisfazione più grande è quella di aver sistemato i figli.

 

 

D] Dove operano loro?

 

R] Uno è ottico, l’altro fotografo.

 

© Paolo Magni

 

D] B/N o colore?

 

R] Io ho sempre preferito il B/N; il mercato però vuole il colore, soprattutto nello sport.

 

 

D] Mai fatto mostre?

 

R] No, anche se mi sarebbe piaciuto. Nella mia vita ho sempre optato per scelte concrete.

 

 

D] Hai iniziato con l’analogico?

 

R] Ovviamente.

 

 

D] Qualche rimpianto?

 

R] Ultimamente no, perché la qualità del digitale è realmente buona. La EOS D1-X risulta straordinaria. I primi anni delle nuove tecnologie mi hanno restituito qualche problema col colore. Tieni conto che l’ho sempre curato molto: scattavo in negativo (1600 tirato), poi portavo tutto in DIA.

 

© Paolo Magni

 

D] Curi personalmente il ritocco?

 

R] Sì, anche se nello sport non serve molto. Si fanno unicamente degli interventi di pulizia.

Delle volte ho inserito il pallone nella scena…

 

 

D] Hai un’ottica preferita?

 

R] Sì, il 500 mm., perché amo ritrarre i soggetti nascosti. I grandangoli li ho usati poco, anche se recentemente ho acquistato un 8-15.

 

 

D] Allo stadio cosa porti?

 

R] Tre EOS2: una Mark IV e una D1 – X. Una Mark IV la metto dietro la porta.

 

© Paolo Magni

 

D] C’è, tra le tue, una foto alla quale sei particolarmente affezionato?

 

R] No, ma mi piacciono quelle che ho fatto ai vecchi: dentro la loro vita vissuta. Anche i

bambini rappresentano per me un soggetto particolare.

 

 

D] Potessi scegliere, che foto scatteresti domani?

 

R] Quella che non esiste. Ho preferito non rispondere: “Quella che non fanno gli altri”. Allo

stesso tempo, non posso dire: “Non mi scappa niente”, perché ci sono troppi fotografi in giro.

 

© Paolo Magni

 

D] Siamo alla fine. Hai la possibilità di farti un augurio da solo, cosa ti dici?

 

R] La salute è la prima cosa. Vorrei poi essere sempre all’apice, anche se l’età non è più giovanile. Come dico sempre a chi mi sta di fianco: “Occorre dare il meglio di noi”.

 

 

D] Puoi dare un consiglio ai giovani che desiderano una carriera come la tua?

 

R] Cercare di tradurre in pratica quanto provano dentro. Io ho sempre portato aventi il mio mestiere con passione: usando l’onestà intellettuale. Poi ci vuole impegno: quello che io dedico ad ogni evento, pur piccolo che sia.

 

 

Ringraziamo Paolo Magni per il tempo e le immagini che ci ha voluto dedicare.

 

© Paolo Magni

 

© Paolo Magni

 

© Paolo Magni