PENDULUM, MERCI E PERSONE IN MOVIMENTO. IMMAGINI DALLA COLLEZIONE DI FONDAZIONE MAST

PENDULUM

MERCI E PERSONE IN MOVIMENTO. IMMAGINI DALLA COLLEZIONE DI FONDAZIONE MAST

MAST.GALLERY, BOLOGNA, 4 OTTOBRE 2018 – 13 GENNAIO 2019

Il mondo di oggi è una sfida alla memoria e alla forza di gravità. Tutto sembra essere in movimento. Allo sviluppo seguono la produzione, il trasporto, la vendita, la diversificazione, la cessione, la riacquisizione, il cambiamento di nome, la delocalizzazione, la sostituzione di quadri e dirigenti e infine la fusione. E poi il gioco ricomincia da capo, con velocità doppia, rischio più elevato e migliori potenzialità di profitto. Ogni business plan vede la luce già provvisto della data di scadenza.

Maggiore è la distanza tra il luogo della produzione e quello della vendita e maggiore sarà in genere il profitto. E tra questi due punti fanno la spola gigantesche navi da carico che solcano le onde in un viavai continuo, città galleggianti fatte di container che, per il semplice fatto di coprire tratte tanto lunghe, trasformano il lavoro di sarti pagati 2 euro in abiti che ne costano 2.000. Se la merce è deperibile, si allestiscono rotte aeree e catene del freddo. E mentre è ancora in viaggio, si scommette in Borsa sul loro carico come se il mondo fosse un gioco, una corsa che pare non voler mai finire.

È un ciclo ininterrotto, una gara cui partecipiamo tutti, gli uni realizzando profitti o subendo perdite, gli altri percorrendo tragitti lunghi e faticosi per recarsi al lavoro. In entrambi i casi, da decenni si continua ad aumentare il ritmo e la velocità: la crescente accelerazione dei processi economici e sociali è iniziata ai primordi della rivoluzione industriale fino a toccare oggi livelli vertiginosi. Il solo fenomeno che ci spinge a rallentare il passo, a cercare persino di fermare tutto, è quello delle migrazioni. Le uniche barriere esistenti sono quelle che frenano i perdenti locali e globali della modernità. Sappiamo infatti quanto forti siano il potere seduttivo della pubblicità e l’eco degli

abusi del colonialismo e come la prospettiva di margini di guadagno riesca a imprimersi a fondo nella mente di tutti a qualsiasi latitudine.

Il pendolo simboleggia il passare del tempo. Il suo oscillare è anche sinonimo di cambiamenti improvvisi d’opinione, di convinzioni che si ribaltano nel loro esatto contrario. Inoltre, evoca il traffico pendolare, intendendo i milioni di persone che la mattina presto raggiungono il lavoro nel centro delle città e la sera tornano stanche ai loro quartieri dormitorio. Ma il pendolo è anche un simbolo valido per i traffici in genere, per quel perenne scambio di merci, a fronte di altre merci, di denaro, di promesse. Nel 1851, il fisico Léon Foucault riuscì a dimostrare la rotazione della

Terra in modo sorprendentemente semplice: per mezzo di un pendolo sospeso a grande altezza e libero di oscillare pian piano in tutte le direzioni. “Eppur si muove!”, pare avesse esclamato Galileo, ma la Terra non ruota solo intorno al sole come lui e Copernico avevano dimostrato, bensì anche intorno al proprio asse, e Foucault era stato in grado di provarlo. Ruotare intorno al proprio asse è un’azione che, in sostanza, implica un enorme dinamismo, lo stesso che da due, tre secoli gli esseri umani producono sulla Terra con i loro congegni, strumenti e macchinari.

La mostra “Pendulum – Merci e persone in movimento. Immagini dalla collezione di Fondazione MAST” illustra visivamente, avvalendosi di fotografie storiche e contemporanee della collezione della Fondazione MAST, la forza che impieghiamo in questo moto perpetuo e la genialità con cui abbiamo progettato navi, automobili, camion, ferrovie, aerei e autostrade digitali per conquistare il mondo e porre al centro della nostra esistenza l’economia, il commercio, la produzione, la vendita e il trasporto. Ma descrive anche il nostro ruotare senza posa su noi stessi, una piroetta a velocità supersonica che finirà per conficcarci nel terreno o farci toccare il cielo.

URS STAHEL, CURATORE DELLA PHOTOGALLERY E DELLA COLLEZIONE MAST

Curatore: Urs Stahel

Elenco degli artisti

Barrada, Yto Levitt, Helen

Basilico, Gabriele Link, Ogle Winston

Braas, Sonja Lotar, Eli

Campigotto, Luca Malesherbes Photo

Clodt von Jürgensburg, Beate Markowitsch, Rémy

De Biasi, Mario Martins, Edgar

Doisneau, Robert McCullin, Don

Fenton, Roger Modotti, Tina

Finocchiaro, Mario Mosse, Richard

Floto Jeremy + Cassandra Warner Mulas, Ugo

Fournier, Vincent Munkacsi, Martin

Frank, Robert Paoletti, Antonio

Fridland, Simon Person, Alfred

Gebert, Ulrich Ribas, Xavier

Gilardi, Riccardo Rigolini, Luciano

Gohlke, Frank Robino, Stefano

Goiris, Geert Ronkholz, Tata

Goldblatt, David Sajchet, Arkadij

Gorny, Hein Schall, Roger

Guidi, Guido Shahn, Ben

Hassink, Jacqueline Smith, Graham

Häusser, Robert Spohler, Henrik

Hine, Lewis Thomson, John

Holtappel, Rudolf Titarenko, Alexey

Hoppé, Emil O. Tuggener, Jakob

Ignatovich, Boris Weston, Brett

Jackson, William Henry e diversi fotografi anonimi

Jacquin, Gaston

Laffont, Jean-Pierre

Jodice, Mimmo

Jones, Colin

Jones, Phillip

Karlsson Rixon, Annica

Keetman, Peter

Korling, Torkel

Kozlowski, Justin

Krüger, Karl

Krull, Germaine

Lange, Dorothea

 

Fondazione MAST

via Speranza 42

I-40133 Bologna

http://www.mast.org/pendulum

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