Photofestival 2020
Photofestival 2020

Di Mauro Fabbri – FotoNews

È stata una Photokina di contrasti, verebbe da dire quasi “schizofrenica” come, in fondo, è schizofrenico il mercato foto-imaging degli ultimi anni, spaccato fra la realtà di un comparto consumer di grande successo, trainato dall’eccezionale gradimento che la fotografia in tutte le sue forme e declinazioni più o meno “social” sta ottenendo fra i consumatori di tutto il pianeta, e quello che un tempo era il ricco e vasto comparto photofinishing, che oggi sta subendo una durissima punizione a causa della verticale caduta nella domanda di stampe e la progressiva normalizzazione nelle richiesta di fotogadget e photobook.

In mezzo a questi due ambiti in così netta opposizione si inserisce il segmento specialistico delle attrezzature imaging professionali, che stanno tornando a mostrare un trend discretamente positivo, per lo meno nella maggior parte dei Paesi europei. In Italia la pesante situazione economica e la ripresa che tarda a concretizzarsi scoraggia gli investimenti dei fotografi e quindi anche questo segmento del nostrano mercato imaging rimane al momento in stasi da attesa.

Il trend è la connettività

Fedele alla sua missione, anche l’edizione 2012 del teutonico Salone è stata una preziosa fonte di aggiornamento dalla quale trarre spunti importanti per tutti gli operatori del settore che desiderano vederci più chiaro e avere dati concreti da utilizzare per pianificare le attività dei mesi a venire.

Photokina 2012 è stata la conferma del crescente successo delle compact system camera (alias “mirrorless”, definizione non molto amata dall’industria perché ha un’accezione privativa) e del vigoroso trend verso una sempre più accentuata convergenza fra dispositivi hi-tech, sotto il segno dello sharing on-line delle fotografie e, in particolare, fra smartphone e compatte, ma certamente non solo.

Iniziamo con il dare uno sguardo alle novità compact system camera, segmento nel quale, dopo l’arrivo di Canon con la sua nuova famiglia di apparecchi “senza specchio” Eos M, è presente praticamente tutta l’industria imaging.

Le Csc dal 2008, anno in cui Panasonic e Olympus lanciarono questa tecnologia, di strada ne hanno fatta, e parecchia. Tanto che oggi conquistano mese dopo mese percentuali sempre più significative all’interno dei volumi globali di apparecchi fotografici distribuiti in tutto il mondo: in Giappone le Csc rappresentano il 40,5% del totale di fotocamere a ottiche intercambiabili vendute attualmente.

Secondo i dati della giapponese Cipa – Camera and Imaging Poducts Association, la previsione per la fornitura totale di fotocamere digitali per il 2012 è di oltre 117 milioni di pezzi con un incremento anno su anno dell’1,6%. Mentre per le macchine fotografiche a ottica fissa è previsto un assestamento a quota 99 milioni di apparecchi con una flessione dello 0,8% (le compatte standard hanno infatti dato segni di stanchezza).

Le “mirrorless” dovrebbero superare i 18 milioni di pezzi venduti. Interessante notare che non è solo il fortissimo mercato interno nipponico a dare segnali positivi ma, a quanto pare, anche il mercato export performa bene con un incremento di oltre il 17% rispetto ai risultati dell’anno passato. Cresce di conseguenza anche il volume degli obiettivi commercializzati: la Cipa stima che il 2012 si chiuderà con quasi 31 milioni di ottiche distribuite, pari a circa un +19%.

La parte del leone per quanto riguarda il giro d’affari legato allle Csc la fa naturalmente il Giappone, un mercato sempre dinamico e composto in gran parte da vivaci consumatori “early adopter”.

Nel resto del mondo, quando si parla di apparecchi fotografici a ottiche intercambiabili la leadership è ancora saldamente in mano alle reflex con Canon (45% di share stimata, fonte Idc) e Nikon (30% di share stimata, fonte Idc) che dominano il mercato. Nel 2011 Canon ha venduto quasi 6 milioni di reflex generando un profitto quattro volte superiore a quello ottenuto dalle sue fotocamere compatte. Le previsioni di Canon sono di chiudere il 2012 con un +24% a volume per le reflex.

Smart-photography

Mai come alla Photokina di quest’anno la competizione fra smartphone e fotocamere è stata serrata e sorprendente. A poche settimane dall’introduzione della prima compatta al mondo dotata di sistema operativo Android, la Nikon Coolpix S800c, ha debuttato una degna antagonista, la Samsung Galaxy Camera che, senza dubbio, è stata una delle protagoniste più chiacchierate del Salone di Colonia.

Quindi se da un lato gli smartphone stanno diventando delle vere e proprie compatte fotografiche, dall’altro le fotocamere cominciano a essere connesse, a disporre di sistema operativo e a poter utilizzare app dedicate. Infatti qui non stiamo parlando di semplici dispositivi fotografici dotati di wi-fi integrato (già visti addirittura cinque o sei anni fa), ma di vere e proprie “smartcamera” che offrono tutte le potenzialità operative di un buon smartphone, (esclusa per ora la possibilità di chiamate telefoniche), con tutte le caratteristiche qualitative di una buona compatta.

Dal momento che ogni anno vengono scattate più di 500 miliardi di fotografie in tutto il mondo, che circa 3 miliardi di foto vengono caricate ogni mese su Facebook, 5 milioni sono messe on-line giornalmente su Instagram e che il 38% di possessori di telefoni cellulari vorrebbero stampare le proprie foto, in molti ci chiedevamo perché le industrie imaging non avessero deciso già da tempo questa mossa che accorcia, e non di poco, il distacco fa le due tipologie di apparecchi.

Ma ormai la domanda è oziosa e non ci resta che stare a vedere come i consumatori accoglieranno questi dispositivi che indubbiamente saranno tra le strenne natalizie più desiderate.

Articolo apparso su FotoNews numero 02-ottobre 2012

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