Photofestival 2020
Photofestival 2020

Anche nella nuova formula di Photoshow ci sarà un ricco programma culturale e formativo. Una parte di questo è dedicata alle mostre fotografiche.  Otto artisti italiani si misurano con i quattro temi di questa edizione (FASHION, FOOD, DESIGN, ART & LANDSCAPE) per offrirci il loro punto di vista attraverso otto interessanti mostre che fanno contemporaneamente parte del circuito Milano Photofestival.

 

 

Nino Migliori e Francesca Moscheni sono i due autori che si misurano sul tema del cibo, mentre Giovanni Gastel e Aldo Fallai interpretano, con le loro diverse sensibilità e stili la fotografia e il glamour della moda.

 

 

Il design è un altro ambito nel quale la fotografia e la creatività applicata si sostengono e relazionano da sempre. Giuseppe Pino e Franco Donaggio espongono a Photoshow una selezione di loro opere nelle quali il carattere e la passione di ogni autore emergono pur nell’apparente neutralità del rapporto con un soggetto inanimato.

 

 

E per finire, i due autori che si confrontano con la fotografia dell’arte nel territorio e di paesaggio: Nicolò Quirico e Daniele Cametti Aspri che, ciascuno a modo proprio, perlustrano la città di Parigi.

 

 

Le mostre sono visitabili, all’interno di Photoshow, dal 23 al 25 ottobre a Superstudio Più di via Tortona a Milano dalle 10 alle 22.00 (con chiusura alle 20 di domenica).

 

 

 

FOOD: NINO MIGLIORI E FRANCESCA MOSCHENI

 

Il tema del food viene affrontato attraverso il lavoro di due autori diversi per età e formazione che mettono in luce aspetti insoliti e complementari.

 

 

 

NINO MIGLIORI – La Morte della Natura

 

Nelle sue molte ricerche Nino Migliori si era già imbattuto nel cibo nel 1977, quando in un supermercato aveva visto vaschette in cui, allora per la prima volta, verdura e frutta erano trasformate da elementi naturali in prodotti industriali. Su questo tema è tornato nel 2009 con queste immagini de Il tempo rallentato. Il fotografo scruta all’interno di vasi di conserva: il suo (e il nostro) sguardo si perde in quella che sembra una foresta o fra quelli che paiono tronchi che solo in un secondo tempo si rivelano essere ciuffi di coriandolo, pannocchie, cetrioli, peperoni immersi in un liquido che ne prolunga la vita in modo artificiale. Davvero straordinaria è la capacità di Nino Migliori di coniugare la bellezza delle immagini con una riflessione profonda sul nostro modo di rapportarci con il cibo ma anche, in ultima analisi con la vita.

 

 

FRANCESCA MOSCHENI – I dodici apostoli

 

I dodici apostoli è un’unica grande opera scandita in dodici differenti fotogrammi, ingredienti della cucina italiana presentatati soli su un tavolo di legno accostati uno a uno a formare, frame dopo frame, un unico lunghissimo desco. Così, l’ultima cena viene citata simbolicamente e gli ingredienti sono visti come apostoli, portatori della ‘divina’ tradizione italiana. Le immagini sono montate su cassonetti e stampate su tela in cotone ripiegata fino a ricoprirne anche i lati. In tal modo, esposte una accanto all’altra a pochi centimetri di distanza e disposte su una mensola appoggiata al muro, le fotografie creano un effetto di continuità. La doppia citazione degli ingredienti prima appoggiati al tavolo e poi esposti sul ripiano crea un voluto effetto di tridimensionalità.

 

 

 

FASHION: GIOVANNI GASTEL E ALDO FALLAI

 

La moda è un tema su cui si confrontano due grandi autori notissimi anche al pubblico non specialistico.

 

 

GIOVANNI GASTEL – Una storia a colori

 

Autore dotato di innata eleganza ed estro raffinato, Giovanni Gastel dagli anni Ottanta, quando ha cominciato a lavorare per Vogue Italia, a oggi ha scritto pagine fondamentali nella storia della fotografia di moda. Questa mostra racconta le tappe del suo percorso espressivo, accostando immagini diverse accomunate dalla ricerca di soluzioni insolite. Se nei ritratti il fotografo mostra una grande capacità di creare ambientazioni per renderli particolarmente originali, quando si misura con gli still life lascia libero sfogo a una fantasia che trasforma gli oggetti conferendo loro nuovi, imprevedibili

aspetti. Succede poi che Giovanni Gastel voglia spiazzare il suo pubblico accostando still life e ritratto per creare creature dotate di una leggiadria figlia di una visione sottilmente surreale.

 

 

ALDO FALLAI – Seduction

 

Nelle immagini di Aldo Fallai si trovano spesso rimandi alla pittura, al cinema, alla stessa storia della fotografia ma mai esibiti, semmai rivolti con garbo a chi sa coglierli in modo da stabilire con loro un sottile rapporto di complicità.

Nella realtà la sua è soprattutto una grandiosa indagine sul linguaggio del corpo che alterna posture, sguardi, movimenti, attimi di riposo e atteggiamenti attentamente studiati. Aldo Fallai sa mescolare con grande perizia l’atmosfera del set di lavoro, dove bisogna costantemente alludere alla realtà, e quella della vita dove alla prevedibilità del quotidiano si contrappone la teatralità. Quando dice “fare il fotografo è un lavoro magnifico” sottintende che non si tratta solo di fotografare ma di progettare un mondo del possibile per dargli una consistenza capace di renderlo, infine, persino plausibile.

 

 

 

DESIGN: GIUSEPPE PINO E FRANCO DONAGGIO

 

Se il design è una tendenza sulla quale l’Italia da sempre dice la sua, non è facile interpretarlo con estro senza limitarsi a creare immagini puramente descrittive.

 

Stupiranno e affascineranno due autori profondamente innovativi pur nelle loro differenze tecnico-stilistiche.

 

 

GIUSEPPE PINO – A little bit of … Nothing

 

Giuseppe Pino non si accontenta di fotografie qualsiasi perché ogni sua immagine ha una forza, un’intensità, un guizzo che non passano inosservati. Dotato di un’ironia graffiante che sa trasformare all’occorrenza in sarcasmo e di una rara capacità di ricorrere alle contraddizioni suggeritegli dall’enigmistica, Pino è un grande ritrattista capace di inserire i suoi soggetti in contesti che ne raccontano l’estro. Accostando a volti e figure dei più noti designer immagini delle loro opere e corpi di modelle, crea un percorso dove ogni fotografia è inserita come elemento di un discorso più ampio fatto di

dittici e trittici uniti da analogie stilistiche, formali o psicologiche. Fra soggetti ammiccanti e oggetti che si animano come fossero vivi, la sequenza acquista così un ritmo che ricorda le variazioni della musica jazz.

 

 

FRANCO DONAGGIO – Gli spazi di Morfeo

 

Abituati a porre al centro del nostro percorso cognitivo la ragionevolezza, affidiamo a chi sa usare con maestria le immagini il compito di guidarci alla scoperta di quanto può sorprenderci. Franco Donaggio nel suo Gli spazi di Morfeo ci accompagna in una dimensione in cui emerge lo stretto rapporto che lega la realtà e l’immaginazione. È questa, a ben pensarci, l’essenza stessa del design che qui emerge già con un’immagine di grande potenza dove si mescolano la solennità di una nave la cui prua fende il mare e il vigore della donna che la governa. L’ambiente in cui tutto è collocato è il protagonista di un mondo dove la morbidezza sensuale di un magnifico corpo femminile si confronta con le linee acute degli edifici, svetta in uno slancio che si innalza verso il cielo come volesse sfidarlo.

 

 

 

 

ART & LANDSCAPE: NICOLO’ QUIRICO E DANIELE CAMETTI ASPRI

 

Il paesaggio urbano vede come protagonista la città di Parigi.

 

 

NICOLO’ QUIRICO – Photo Paris

 

Nicolò Quirico si confronta con una città da sempre nell’immaginario collettivo e che annovera una lista quasi infinita di sguardi cuori catturati dal suo fascino. Le immagini di PhotoPariscatturano perché guardano la città negli occhi, senza concessioni al volutamente bello, chiamandoci a una scoperta nuova su molteplici livelli. La tecnica cui l’autore ci ha abituato, il suo tratto distintivo, prevede una complessa struttura di riprese multiple ricomposte in un collage e stampate su fogli di vecchi libri, opere uniche che in questo caso trovano come “base” alcuni libri di letteratura, arte e anche di ingegneria comprati sulle bancarelle lungo la Senna. L’immagine finale è così frutto di una fusione fra diversi linguaggi che conferisce alla fotografia di architettura urbana una inedita, sorprendente vitalità.

 

 

DANIELE CAMETTI ASPRI – Dark Cities

 

Come accade in una camera stenopeica dove un piccolissimo raggio di luce dipinge la fotografia sul negativo, le immagini di “Dark Cities” arrivano all’occhio dello spettatore come se si trovasse in una camera oscura: è questa la chiave di lettura del progetto. Entrare nell’universo descrittivo della luce, o in questo caso della sua quasi assenza, in un delicato gioco fatto di ombre e oscurità, ci fa scoprire lentamente luoghi noti e meno noti in una visione lontana dal consueto.

In queste perlustrazioni notturne in cui l’umanità è pressoché assente si avverte il silenzio, la solitudine di un uomo immerso nel buio che si tiene distante dalla società e ne osserva il suo evolversi, in disparte e nascosto. Luce e oscurità sono i due lati opposti dello stesso percorso narrativo con cui l’autore racconta i territori che attraversa.

 

 

 

 

 

 

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