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Professione fotoreporter – Claudio Brufola

Di Mauro Fabbri, FotoNews

Claudio Brufola, romano, un fotoreporter prestato spesso alla fotografia pubblicitaria, membro del Fiof e della Fpa – Fotoreporter Professionisti Associati, racconta un lavoro che è soprattutto una grande passione. A lui abbiamo chiesto: “cos’è la fotografia di reportage?”.

“Reportage è raccontare una storia per immagini. Purtroppo se corro in edicola per acquistare un magazine che possa confermare questa affermazione non ne trovo. Dopo un’ora di sfogliare, cercare, rincorrere titoli e sommari non resta che arrendermi alla realtà: tra centinaia di testate che trattano di casa bella, sposa bella, come diventare bella, come tornare a essere bella, come potresti essere bella ma non lo sei… non ho trovato giornale, settimanale o mensile che avesse il coraggio di raccontare davvero storie per immagini”.

“Purtroppo questa è la realtà editoriale italiana”, prosegue Claudio. “In Italia non c’è spazio per la fotografia come mezzo espressivo che racconti, che denunci, che evochi storie e fatti. Fortunatamente in altri Paesi le cose sono diverse, e penso immediatamente al premio Pulitzer che celebra la migliore “breaking news” fotografica e la migliore “feature photography”, cioè una storia raccontata con una o più fotografie.

È pur vero che anche in Italia qualche piccolo editore coraggioso esiste, anche se però si rivolge a nicchie di lettori appassionati che non superano lo zero virgola. Sul web qualcosa in più si trova dal momento che è uno spazio più libero da logiche commerciali.

Molti di voi non erano nati quando nelle edicole si trovavano settimanali che per metà avevano contenuti reportagistici. Cosa è successo? Qual’è l’anello debole che ha reso il reportage una specie in via d’estinzione?

Le differenze tra il lavoro all’interno di testate giornalistiche italiane e straniere sono molte, ma la peculiarità italica più negativa è che spesso chi si occupa professionalmente di fotografia all’interno di una testata giornalistica, così come il grande pubblico, non ha cultura fotografica ed è ormai assuefatto alle distorsioni dei contenuti visivi che vent’anni di tv commerciale ci hanno propinato. E così la fotografia va in crisi di identità e di creatività e non trova più committenti.

In più il digitale ha reso la fotografia un mezzo espressivo “democratico”, ma ne ha anche screditato il valore di testimonianza storica e di arte visuale. Lo standard ormai è quello che osserviamo quotidianamente sui social network dove la rincorsa al “post a tutti i costi” banalizza qualsiasi cosa. Quindi cosa posso dire se non che il REPORTAGE in Italia non esiste più.”.

Articolo apparso su FotoNews numero 02-ottobre 2012

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