Photofestival 2020
Photofestival 2020

Ricevere l’Avvenimento: Lange e Bourke White in mostra

RICEVERE L’AVVENIMENTO

DOROTHEA LANGE E MARGARET BOURKE WHITE: DONNE NEI TORNANTI DELLA STORIA

Il Centro Culturale di Milano in collaborazione con l’Assessorato Cultura del Comune di Milano – nell’ambito del Palinsesto del Comune su Donne e Creatività che coinvolgerà tutta la città da gennaio a giugno 2020 – organizza nella propria sala esposizioni (largo Corsia dei Servi, 4 Milano) la grande mostra fotografica “Ricevere l’Avvenimento”, dedicata a due straordinarie artiste che, attraverso preziosi scatti, hanno saputo restituire vicende storiche del XX secolo, sorprendenti e di assoluto significato. La mostra composta da 75 scatti in bianco e nero è ideata da Camillo Fornasieri, direttore del Centro Culturale di Milano e curata da Angela Madesani, docente allo IED e a Brera, oltre che autrice per Art Tribune.

 

RICEVERE L’AVVENIMENTO

Vernissage: 15 gennaio 2020 con i curatori e autorità del Comune

Apertura: 16 gennaio – 15 marzo 2020.

Si ringrazia per la collaborazione: Fondazione Rolla e CSAC Università di Parma

 

Dorothea Lange: «Bisognerebbe utilizzare la macchina fotografica come se il giorno dopo si dovesse essere colpiti da improvvisa cecità».

L’esposizione, inscritta e concepita nel tema del programma di eventi del Comune di Milano, dedicato a figure femminili di fama internazionale, pone in serrato dialogo il lavoro di due fra le più importanti fotografe del XX secolo, le americane Dorothea Lange (1895-1965) e Margareth Bourke White (1904-1971), allieve dello stesso maestro, Clarence H.White, uno dei fondatori della Foto Secessione. 

Due donne che hanno vissuto e operato nei tornanti della storia, che hanno iniziato la loro attività negli stessi anni, che hanno affrontato, talvolta, gli stessi soggetti, con un approccio diverso.

La scelta di intitolare l’esposizione Ricevere l’Avvenimento è nata dal desiderio di esaltare il metodo di lavoro e di sguardo di Lange e Bourke White. Entrambe capaci di lasciarsi sorprendere dagli accadimenti e di restituirli attraverso il dono della macchina fotografica. L’apertura a saper ricevere è già atto conoscitivo ed espressivo. 

Differenti nella dinamica di conoscenza immortalata nei loro soggetti, Dorothea Lange predilige una visione sociologica, umanistica, antropologica; mentre Margaret Bourke White sceglie di seguire un’impronta giornalistica ed estrema sul viale della compassione, del realismo e del politico/sociale. 

La mostra composta da 75 fotografie in bianco e nero original print e vintage print, si configura come un incontro – confronto tra due originalissime sensibilità. Come un appassionante percorso creativo per il pubblico. Quando la fotografia d’autore sa incidere nella realtà, mettendola a fuoco nei “tornanti della storia”. 

 

Dorothea e l’attenzione alla povera umanità

Dorothea Lange apre uno studio a San Francisco, allora capitale della fotografia americana, nel 1918. Inizia a fare ricerca, si rapporta con le persone, entra nelle loro vite. Se inizialmente il suo lavoro è soprattutto dedicato al ritratto, in breve Lange inizia a interessarsi agli ultimi, agli emarginati, ai poveri urbanizzati, a quell’umanità che è entrata con forza nelle pagine di John Steinbeck, nel suo Furore in seguito alla grande crisi della fine degli anni Venti. La fotografa accoglie gli avvenimenti, gli sguardi, i sentimenti, le espressioni dei volti, dei corpi. Spesso soggetti delle sue fotografie sono le donne, quelle apparentemente perdenti, che dalla vita hanno ricevuto fatica, miseria, Lange le fotografa con i figli, che accudiscono con amore, ma anche sole, immerse nel lavoro. 

Protagonista della Farm Security Administration, una missione fotografica, studiata dal governo statunitense per comprendere a fondo i problemi del Paese, la sua Migrant mother, è un’icona della fotografia del XX secolo. La fotografia del 1936 rappresenta una madre con il figlio in braccio, una sorta di Madonna laica, Florence Owens Thompson, una proletaria in giro per la California in cerca di lavoro e di pane per i suoi figli. 

Nel corso degli anni il lavoro della fotografa ha assunto sempre più una piega di indagine sociologica. Pur non essendo una fotoreporter in senso stretto, nel secondo dopoguerra, Lange ha collaborato alla nascita di Magnum. 

In mostra sono alcune foto degli anni Quaranta, dedicate a una complessa quanto dolorosa storia che ha per soggetto i giapponesi.  Nel 1942, dopo l’attacco di Pearl Harbor della fine del 1941, il presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt firma un ordine esecutivo, che stabilisce che tutti i giapponesi residenti negli Stati Uniti, anche quelli nati in territorio americano, devono trasferirsi nei “campi di ricollocamento del periodo di guerra”. Un vero e proprio esodo di circa centoventimila persone, che furono costrette ad abbandonare le loro case, il loro lavoro e le loro proprietà.

Il governo incarica Lange di documentare l’internamento di guerra dei nippo-americani. Lange è contraria a queste disposizioni e il suo lavoro, sensibile, intelligente, riesce a mostrare il dramma dei singoli individui. Come in altri suoi lavori, a contraddistinguerla sono il rispetto e la delicatezza con cui si avvicina alle persone. Umanità e realtà del soggetto sono il fulcro del suo lavoro fotografico, in cui emergono la dignità e il rispetto per le persone. 

 

Margaret che non tira dritto e guarda in profondità

Fin da ragazza Margaret Bourke White manifesta la sua ambizione, la sua volontà di indipendenza. Quando nel 1928 si trasferisce a Cleveland in Ohio apre uno studio di fotografia industriale e di architettura. Si collocano in questo ambito le immagini in cui gli oggetti dell’industria diventano delle vere e proprie astrazioni, così in una delle immagini in mostra. Fondamentale è la composizione, la fotografa, attenta ai dettagli, ha lavorato al limite, postandosi sui cornicioni dei grattacieli più alti, sorvolando le città, si è spinta nelle zone più pericolose degli stabilimenti.

Ha ricevuto e accolto con coraggio gli avvenimenti che le si sono presentati di fronte. Lei stessa ha affermato sul senso del suo lavoro: «Trovare qualcosa di nuovo, qualcosa che nessuno avrebbe potuto immaginare prima, qualcosa che solo tu puoi trovare perché, oltre ad essere fotografo, sei un essere umano un po’ speciale, capace di guardare in profondità dove altri tirerebbero dritto».

Nel 1930 è la prima fra i fotografi occidentali a recarsi in URSS, realizzando reportage sull’industria sovietica. Fotografa in più occasioni il Mahatma Gandhi, cogliendone la forza spirituale. Le sue fotografie del campo di concentramento di Buchenwald, il giorno dopo la liberazione dei prigionieri, hanno fatto il giro del mondo, divenendo testimonianza inoppugnabile della tragedia. 

Nel corso degli anni Trenta è vicina all’emergenza sociale degli Stati Uniti. È sua la celebre fotografia della fila di persone di colore, in attesa della distribuzione di un pasto, sovrastati dalla pubblicità di una automobile con a bordo la tipica famiglia americana wasp e la frase “World’s highest standard of living”. Sempre con un taglio reportagistico, nel 1937, pubblica con il marito Erskine Caldwell, il volume illustrato You have seen their faces sulle tragiche condizioni di vita nelle campagne americane devastate dalla siccità, dalla carestia, dalla miseria, un soggetto vicino a certe immagini di Dorothea Lange. 

 

RICEVERE L’AVVENIMENTO

DOROTHEA LANGE E MARGARET BOURKE WHITE:

DONNE NEI TORNANTI DELLA STORIA

 

LUOGO E ORARI DI APERTURA DELLA MOSTRA “RICEVERE L’AVVENIMENTO”

Centro Culturale di Milano

Largo Corsia dei Servi, 4 Milano

Lunedì – venerdì: 10 – 13; 14.00 – 18.30

Sabato e domenica: 15.00 – 19.00

INGRESSO CON DONAZIONE 10 EURO

Per informazioni:

www.centroculturaledimilano.it

tel. 02 86455162

 

Dorothea Lange

Nata nel 1895, colpita dalla poliomielite a due anni, si dedica sin da giovanissima allo studio della fotografia. Negli anni Venti frequenta alcuni dei fondatori del Gruppo F/64 di fotografia diretta, ma non aderisce mai formalmente al gruppo, pur praticando la straight photography

Negli anni della “Grande Depressione” realizza un’opera di approfondita ricognizione sulle fasce più deboli della popolazione. Lavoro che suscita l’interesse della Rural Resettlement Administration, organismo federale di monitoraggio della crisi, che si sarebbe poi trasformata nella grande missione fotografica Farm Security Administration, alla quale partecipa con lavori di straordinaria importanza. Le sue fotografie avevano, infatti, suscitato l’interesse di Paul Schuster Taylor, economista dell’università della California, che le commissionò un’ampia documentazione fotografica. Alla fine degli anni Quaranta Lange collabora alla nascita della Magnum e nel 1952 è tra i fondatori della rivista Aperture. Il suo lavoro è stato inserito da Edward Steichen nella leggendaria mostra The family of man. Muore nel 1965. Qualche mese dopo la sua morte, il MoMA di New York organizza con i suoi lavori la prima retrospettiva dedicata a una donna nella storia del museo.

 

Margareth Bourke White

Nata nel 1904, inizia intorno ai vent’anni a realizzare fotografie industriali. Nel 1929 conosce Henry Luce, caporedattore di Time, che la invita a trasferirsi a New York per collaborare alla fondazione della rivista illustrata Fortune. Bourke White accetta ma mantiene sino al 1936 un’indipendenza professionale. 

Il suo successo internazionale è segnato dalla pubblicazione sulla copertina di Life del 23 novembre 1936 della sua foto sui lavori ultimati per la costruzione della diga di Fort Peck, nel Montana. Una foto simbolo del volto positivo della ricostruzione del New Deal roosveltiano. Da questo momento prende il via la sua assidua e avventurosa collaborazione con la rivista Life per la quale realizza numerosi reportages sulla Seconda Guerra Mondiale, sull’assedio di Mosca nel 1941, sulla guerra in Corea, sulle rivolte nelle miniere del Sudafrica. Bourke White era convinta che la fotografia, con il suo ruolo documentario, potesse salvare il ruolo della democrazia nel mondo. 

Suo è il primo ritratto non ufficiale di Stalin con circolazione autorizzata al di fuori del territorio sovietico. È al seguito dell’esercito americano in Italia, dove fotografa gli assedi della linea gotica sull’Appennino emiliano. Muore nel 1971. 

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