“Se le tue fotografie non sono all’altezza, non eri abbastanza vicino” diceva Robert Capa, uno dei più grandi fotografi del XX secolo ritenuto da molti il padre del fotogiornalismo. Pur non essendo un soldato ha documentato dai campi di battaglia, in prima linea, i più grandi conflitti mondiali che in venti anni di carriera ha seguito: ben 5 nei quali il suo obiettivo ha raccontato non solo i fatti ma anche il dolore delle vittime.

 

Testo di Eva Fisli (preparato per la mostra Robert Capa 1943-1944)

 

Il 22 ottobre 1913 nasce a Budapest, Endre Friedman, secondogenito di Henrietta Júlia Berkovits e Dávid Friedman. Il fratello maggiore László era nato nel 1911, mentre Kornél, il minore, vedrà la luce nel 1918. La famiglia Friedman, esponente della borghesia ebrea di Budapest, gestisce una sartoria nel centro città.

Tra il 1919 e il 1931, Capa studia nella scuola elementare luterana di Pest, poi presso il Liceo Madách. Nel 1928 Éva Besnyő comincia a frequentare la scuola di fotografia di József Pécsi, e presto anche il giovane Friedman diviene un assiduo frequentatore dello studio di Dorottya utca. Nel 1929 incontra lo scrittore e artista Lajos Kassák, importante figura dell’avanguardia ungherese, che lo introduce alle iniziative del circolo di intellettuali di sinistra della rivista “Munka” [Lavoro]. Comincia così ad interessarsi al giornalismo e al progetto della Rivoluzione mondiale.

Nel luglio del 1931 si trasferisce a Berlino, dove si iscrive alla Facoltà di Scienze Politiche e studia giornalismo per due semestri, viene sostenuto da Éva Besnyő e György Kepes, anch’essi stabilitisi a Berlino. Besnyő lo fa assumere al Dephot (Deutscher Photodienst, Agenzia Fotografica Tedesca) come assistente di laboratorio, mentre Kepes gli presta una macchina fotografica. Nel novembre 1932, quando l’agenzia ha ormai assunto il nome DGphot, Simon Guttman gli assegna, in qualità di collaboratore, il compito di preparare una serie di immagini sul discorso di Lev Trockij a Copenhagen. Le sue fotografie sono pubblicate su “Weltspiegel”. Accanto al lavoro d’agenzia e alle alchimie di laboratorio, il giovane Friedman approfondisce la conoscenza delle dinamiche della saggistica fotografica. Nel 1933, con la nomina di Adolf Hitler a cancelliere del Reich, decide di lasciare la Germania e, dopo un breve periodo trascorso a Vienna e poi a Budapest, dove svolge piccoli lavori fotografici, si trasferisce a Parigi nel settembre di quello stesso anno.

Seguono due anni di lotta per la sopravvivenza, durante i quali “André” passa molto tempo con gli emigrati affamati dei cafè di Montparnasse. Però anche a Parigi può contare su parenti e conoscenti ungheresi, tra cui alcuni fotografi, in particolare André Kertész. Diviene amico di David Seymour (Chim) e Henri Cartier-Bresson. Viene poi presentato a Lucien Vogel, redattore capo della rivista “VU”. Nel 1934 lavora per delle agenzie fotografiche e in autunno conosce Gerda Pohorylle (che sceglierà poi il nome Gerda Taro), emigrata da Lipsia. Le insegna l’arte della fotografia, diventano amici, amanti e compagni. In novembre “André” prepara per “VU” un reportage fotografico sul Protettorato del Territorio del bacino della Saar e nel 1935 fotografa personaggi famosi spagnoli su commissione di DGphot. È in questi anni che fotografa i pellegrini di Lisieux, la commemorazione della battaglia di Verdun, l’ascesa al potere del Fronte Popolare a Parigi.

Dal 1936 utilizza ufficialmente il nome Robert Capa. In agosto si reca in Spagna con Gerda Taro per preparare un reportage sulla guerra civile. Nel 1937 – con Gerda o da solo – prepara reportage fotografici sui Republicanos spagnoli, i suoi scatti vengono pubblicati da tutte le più importanti riviste illustrate dell’epoca, come “VU”, “Regards”, “Ce Soir”, “Zürcher Illustrierte Zeitung”, “Picture Post”, “Illustrated London News”, “Weekly Illustrated”, “Life” e vengono anche utilizzati in vari opuscoli di propaganda per la causa della Repubblica Spagnola. Capa viaggia continuamente tra la Spagna e Parigi. In questi anni conosce artisti impegnati per la causa repubblicana in ogni parte del mondo, tra i quali anche Ernest Hemingway.

In giugno, Gerda Taro muore in un incidente a Brunete. Il 1° agosto la rivista “Ce Soir” e il Partito Comunista Francese le organizzano un solenne funerale al Père Lachaise di Parigi. In settembre Capa viaggia negli Stati Uniti per far visita alla madre e al fratello minore Kornél (Cornell), trasferitisi a New York. Qui contatta l’agenzia fotografica Pix e la rivista “Life”.

Nel febbraio del 1938 le sue fotografie sulla guerra civile spagnola vengono esposte in una mostra presso la New School for Social Research di New York. Capa trascorre sei mesi in Cina come assistente del regista olandese Joris Ivens e prepara anche un reportage sulla guerra sino-giapponese. In questa occasione scatta le sue prime immagini a colori. In ottobre, si trova di nuovo in Spagna come reporter e a New York, sempre nel 1938, viene pubblicato il suo libro Death in the Making, con la fotografia del miliziano in copertina,  il volume è progettato da André Kertész e Capa lo dedica alla memoria di Gerda Taro.

Nel gennaio del 1939 fotografa gli ultimi giorni della guerra civile spagnola e in marzo scatta fotografie dei profughi spagnoli nel campo di accoglienza di Argèles-sur-Mer. Prepara un reportage fotografico del Tour de France per “Match”. Suo padre, ancora residente a Budapest, muore e in ottobre, Robert Capa si trasferisce a New York. Qui, in quanto cittadino ungherese ha continui problemi di passaporto e di visto e  per risolverli, secondo le sue memorie, sposa una cittadina statunitense. In seguito vive per sei mesi in Messico, dove fotografa per “Life” gli eventi relativi alle elezioni presidenziali. In agosto scatta delle fotografie nell’ospedale dove si trova ricoverato e agonizzante Trotzkij dopo l’attentato. Nell’estate del 1941 va a Londra, i danni recati dal conflitto alla capitale britannica vengono illustrati nel libro The Battle of Waterloo Road, redatto con Diane Forbes-Robertson, e pubblicato a New York. In autunno un suo grande reportage su Ernest Hemingway e Martha Gellhorn in Idaho appare sulle pagine di “Life”.

Nel 1942, Capa riceve una proposta dalla rivista “Collier’s” per preparare reportage di guerra, in autunno parte per Londra e comincia il lavoro realizzando diversi reportage sugli sforzi bellici.

A partire dal marzo 1943 è reporter accreditato dell’esercito americano e si reca, quindi, in Tunisia, Sicilia e nel resto d’Italia. Partecipa allo sbarco degli Alleati a Salerno e ad Anzio e in Normandia. Nell’estate del 1944 fotografa l’avanzata degli Alleati e i primi giorni della liberazione di Parigi, mentre a dicembre prepara un reportage fotografico nelle Ardenne. Lo stesso anno viene pubblicato un suo volume, realizzato con Charles Wertenbaker, dal titolo Invasion!.

Nel marzo del 1945 viene paracadutato in Germania, dove scatta a Lipsia, Norimberga e Berlino. In giugno, a Parigi, conosce Ingrid Bergman: la loro relazione durerà due anni.

Nel 1946 da “straniero nemico” diventa cittadino americano, trascorre diversi mesi a Hollywood, si avvicina alla regia e lavora sulle sue memorie di guerra, volendone trarre una sceneggiatura. In Turchia collabora alla realizzazione di un cortometraggio per la serie di cinegiornali The March of Time.

Nel 1947 viene pubblicato Leggermente Fuori Fuoco,  il governo degli Stati Uniti gli conferisce la Medaglia della Libertà per i suoi meriti bellici e fonda l’agenzia fotografica indipendente Magnum assieme a un gruppo di amici e colleghi. Quella stessa estate, Capa viaggia con John Steinbeck in Unione Sovietica: il libro che nascerà da quell’esperienza, Diario Russo, viene pubblicato l’anno seguente. Nutre grandi speranze anche per la nascente televisione e dice di fondare con  Steinbeck e Henry S. White, la società World Video.

Nel maggio del 1948 fotografa la proclamazione dello stato d’Israele e lavora ad alcuni reportage sul conseguente conflitto arabo-israeliano. Durante altri due viaggi in Israele fotografa i profughi del conflitto,  il libro che ne nasce, realizzato in collaborazione con Irwin Shaw e intitolato Report on Israel viene pubblicato nel 1950.

Nel 1948 viaggia in Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria accompagnato dal giornalista Theodore H. White.

Fra il 1950 e il 1953 trascorre molto tempo a Parigi per occuparsi della gestione di Magnum. Prepara diversi servizi fotografici sui paradisi europei dello sci, pubblicati, assieme ad alcuni suoi articoli, sulla rivista “Holiday”. Nel 1953 il suo passaporto americano viene temporaneamente revocato, sono gli anni del maccartismo e Capa è ormai divenuto sospetto; nonostante ciò conduce una vita tutt’altro che ritirata: scia, gioca a carte e flipper, frequenta gli ippodromi, e si presenta sempre accompagnato da belle donne. Inizia a soffrire di forti dolori alla schiena e lo stesso anno si dimette dalla direzione di Magnum.

Nell’aprile 1954 arriva in Giappone, su invito dell’editore Mainichi, per realizzare delle fotografie destinate al lancio di una nuova rivista, ma un nuovo incarico, commissionato da “Life”, lo costringe ad abbandonare il progetto. Si reca quindi, ad inizio maggio, ad Hanoi, dove prepara un reportage sull’escalation della Guerra d’Indocina. In Laos fotografa dei soldati francesi feriti, reduci dalla battaglia di Dien Bien Phu, torna ad Hanoi e si unisce ad un convoglio francese in viaggio verso il delta del Fiume Rosso. È il 25 maggio 1954,  durante una sosta si allontana dal convoglio e rimane ucciso dall’esplosione di una mina. Viene provvisoriamente sepolto ad Hanoi e poi riportato negli Stati Uniti. Le sue spoglie riposano nel cimitero della comunità quacchera di Amawalk, New York. 

Post correlati