Tokyo Revisited: Moriyama e Tomatsu in mostra al MAXXI

MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Tokyo Revisited. Daido Moriyama con Shomei Tomatsu

Una full immersion nella Tokyo contemporanea attraverso oltre 500 immagini di due grandi maestri della fotografia mondiale un racconto realistico e poetico della condizione umana 

14 aprile – 16 ottobre 2022 | a cura di Hou Hanru, Elena Motisi 

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“In sostanza nella mia vita ho perlopiù passeggiato, osservato e fotografato.”

Daido Moriyama 

 

Entrare al MAXXI, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo… e ritrovarsi a Tokyo, tra abbaglianti luci al neon e vicoli oscuri; tra il rumore assordante del traffico e strade silenziose; tra il caos e la frenesia della società contemporanea e momenti di sosta e intimità; tra tradizioni millenarie e proiezioni futuristiche; tra poesia e violenza in cui l’arte si fa vita e la vita si fa arte. È la mostra Tokyo Revisited. Daido Moriyama con Shomei Tomatsu, a cura di Hou Hanru ed Elena Motisi, al MAXXI dal 14 aprile al 16 ottobre 2022, che ha come partner la MEP, Maison Européenne de la Photographie di Parigi. 

La mostra è una full immersion nella Tokyo dal dopoguerra ai nostri giorni attraverso centinaia di scatti di due tra i principali protagonisti della fotografia giapponese e tra i più influenti della scena internazionale: Daido Moriyama (Osaka, 1938) e il suo maestro Shomei Tomatsu, scomparso 10 anni fa (Nagoya, 1930 – Naha, 2012). Come cani randagi – per citare il titolo di una famosa opera di Moriyama, Misawa (Stray dog, 1971), da lui stesso identificata come il proprio ritratto – che percorrono la città guardandosi attorno come nomadi, i due artisti scattano foto a tutti coloro che si muovono davanti ai loro occhi, senza cercare la bellezza ma esplorando e mostrando ogni angolo di Tokyo.

Tomatsu con un sguardo più attento a temi sociali e politici, Moriyama, con il suo scatto “grainy, blurry and ufocused” (sgranato, offuscato e fuori fuoco), si immerge con entusiasmo nello spettacolo assurdo e travolgente della società del consumo. Entrambi accomunati dal trattare la fotografia più come modo di vita che non come genere artistico. Ed entrambi straordinari esponenti di quello stile fotografico nato e radicato esclusivamente nel contesto urbano di Tokyo, che spicca nel panorama artistico globale come una delle più originali, dinamiche e poetiche espressioni d’arte.

Come dice Daido Moriyama in un’intervista realizzata dai curatori e pubblicata nel catalogo della mostra: “Qualsiasi cosa io guardi mi sembra interessante, qualsiasi cosa io veda mi stimola. Essere stimolato mi spinge a premere il pulsante dell’otturatore, e da questo gesto nascono ulteriori fotografie. Ogni scatto porta a un altro, che a sua volta conduce direttamente al successivo. Credo sia questa reazione a catena che mi spinge ad andare avanti e che mi prepara a ogni scatto”. Dunque fotografare significa vivere.

Con una tecnica unica che si sofferma su aspetti quotidiani della vita urbana, spesso inosservati, o su elementi inopportuni (angoli di strada, vetrine di negozi, uomini, donne, animali, piante, cartelli stradali, persino spazzatura) che vengono trasmessi sotto forma di fasci di luce e ombra, dal contrasto esagerato ma di una fluidità inarrestabile. Moriyama non è un fotografo di reportage, che registra la vita in modo oggettivo in nome della memoria collettiva, preferisce cercare un significato personale dell’esistenza attraverso la fotografia.

L’“avventura” a Tokyo è scandita da oltre 500 immagini, di cui la maggior parte sono opere originali stampate in Giappone (370), presentate insieme a un caleidoscopio di stampe che formano giganteschi wallpaper per una superficie di oltre 600 mq. Le fotografie di Moriyama, esposte su pareti gialle, si alternano a quelle di Tomatsu, su uno sfondo celeste. Il visitatore è invitato a esplorare la città, a lasciarsi trasportare, a perdersi in una galassia di immagini, suoni, colori e proiezioni.

Dice Giovanna Melandri, Presidente Fondazione MAXXI: “La grande fotografia è protagonista della stagione espositiva del MAXXI, per indagare il mondo e noi stessi attraverso gli occhi di maestri eccezionali: dall’Amazzonia di Sebastião Salgado, che dallo scorso ottobre continua a registrare il sold out, all’Italia di Gianni Berengo Gardin che apriremo all’inizio di maggio, passando per la Tokyo di Daido Moriyama e Shomei Tomatsu. Dalla tragedia della sconfitta bellica alla febbre consumistica che si è rovesciata su un’antica cultura fino all’esplosione della potenza tecnologica, Tokyo è un osservatorio straordinario e unico. Nelle istantanee di Daido Moriyama e Shomei Tomatsu, realistiche e poetiche nel contempo,Tokyo, città nuda, diviene il simbolo della condizione umana contemporanea”. 

Dice Hou Hanru: “Sicuramente, le istantanee di Tomatsu e di Moriyama… sono istantanee nel vero senso della parola. Profondamente radicate nella realtà di Tokyo dal dopoguerra a oggi, sono caotiche e incontrollabili, trasgrediscono consapevolmente e inconsapevolmente l’ordine sociale prestabilito, enfatizzando l’accumulo, la densità, la sovrapposizione delle ‘cose’: esseri umani, animali, piante, oggetti, scene, catturati sempre in situazioni spontanee. Insieme, alla dérive nella città, i due maestri hanno creato una sorta di machine désirante nello stile di Deleuze-Guattari, che crea un sistema di ‘mappatura psicogeografica’ di Tokyo (e occasionalmente di altre città che hanno visitato). Come sostiene Daido Moriyama, non viene presentata la verità, ma una ‘città nuda’, una ‘nuda realtà’.”

Aggiunge Elena Motisi: “Quello di Moriyama è un racconto visivo quasi joyceano che, come in un romanzo, rappresenta le vicende della vita e della città con un libero fluire, con le sue connessioni e altrettante disconnessioni. Il racconto è destrutturato e privo di punteggiature: quello di Moriyama è un open process, una storia senza fine che si riscrive e sovrascrive continuamente. Moriyama scatta foto di se stesso e del mondo al di fuori, senza necessariamente mettere un filtro tra queste due realtà, senza distinzione tra soggetto e oggetto canonicamente intesi. L’autoritratto popola la mostra al MAXXI in un rimando continuo di volti, rifrazioni e ombre in cui l’autore diventa anche attore.”

La mostra racconta 10 dei principali temi esplorati dai due maestri, tra cui il vagare come stile di vita dei fotografi urbani; la città come luogo per la performance umana, in un vorticoso continuo ed eccitante mutamento tra luci al neon, colori e rumori (Actor Shimizu Isamu, 1968 ); le infrastrutture come elemento di modificazione del tessuto urbano (Platform, 1977 ); il quartiere del divertimento Shinjuku, un labirinto vicoli bui e bar con luci fioche dove scattano straordinarie istantanee di dettagli pungenti, riflesso di stili di vita ribelli e segni di resistenza; il mondo dell’arte e dello spettacolo con influenze dalla Beat Generation a William Klein e Andy Warhol (Accident, 1969); l’interiorità, che nella serie Pantomime del 1964, specchio di una vicenda personale dell’artista, viene espressa fotografando feti; l’intimità e l’eros (Blood and Roses, 1969); il ruolo dell’autoritratto; l’editoria e i photobooks, che in Giappone hanno un lunga tradizione e sono presentati in mostra in un’area dedicata che contiene anche tutti i numeri della rivista Record in libera consultazione; l’impatto del digitale e del colore nelle loro visioni (Pretty Woman, 2017).

L’unica costante in questa narrazione è Tokyo. E, proprio come nella vita reale nella città, le tematiche si intersecano tra loro, si sovrappongono e sono interconnesse, a formare un racconto realistico, eppure profondo e poetico, della condizione umana. La Tokyo di Moriyama e Tomatsu è affascinante e cosmopolita, ricca di energia e di conflitti, antica e ipertecnologica. Proprio come Roma, anche Tokyo è sospesa tra l’eterna negoziazione tra le sue rovine storiche e proiezioni futuristiche.

L’allestimento di Tokyo Revisited recupera parti delle strutture costruite per la mostra precedentemente ospitata negli stessi spazi, così da fornire al visitatore la suggestione di “attraversare” Tokyo connettendola con la realtà di Roma: due città diversamente in bilico tra l’eterna rielaborazione dei nessi tra le rispettive “rovine” storiche e le ambizioni future. Accompagnerà la mostra un programma di talk, dibattiti e proiezioni che ne approfondiscono i temi, partendo dal cinema sperimentale fino al’espressività della danza Botoh. Saranno inoltre organizzate visite-esplorazione per le scuole e percorsi guidati per giovani e adulti. 

 

Indirizzo: Via Guido Reni, 4a, 00196 Roma

Orari: chiude alle 19

Telefono: 06 320 1954