Photofestival 2020
Photofestival 2020

MAV FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE
YAEL BARTANA. CAST OFF
fino al prossimo 13 aprile 2020

FMAV – Palazzo Santa Margherita
A cura di Chiara Dall’Olio

La personale dell’artista israeliana presenta sei installazioni video e fotografiche, che si interrogano sul significato di concetti come “identità”, “nazione”, “rito” e sulle valenze anche politiche che, oggi più che mai, queste parole hanno nel mondo contemporaneo.

L’esposizione, curata da Chiara Dall’Olio, presenta sei installazioni video e fotografiche, che si interrogano sul significato di concetti come “identità”, “nazione”, “rito” e sulle valenze anche politiche che, oggi più che mai, queste parole hanno nel mondo contemporaneo. In un’Italia e in un’Europa che stanno affrontando tensioni nazionaliste e spinte separatiste, l’artista offre spunti di riflessione di grande interesse e sprona a sua volta il pubblico a interrogarsi sul senso di questi temi.

Il percorso espositivo che si diffonde su due piani di Palazzo Santa Margherita, si apre con il video in bianco e nero The Recorder Player from Sheikh Jarrah, l’opera più documentaria fra quelle presentate, in cui una ragazza suona un flauto dolce davanti ai militari israeliani schierati in occasione delle manifestazioni contro l’espulsione dei residenti musulmani dai dintorni di Gerusalemme a opera dei coloni israeliani.

La mostra prosegue con il video Tashlikh (Cast Off) l’unico in cui non sono riprese né persone, né azioni, ma solo oggetti simbolo appartenuti a uomini e donne che hanno subito persecuzioni e genocidi nell’ultimo secolo, non solo quello perpetrato al popolo ebraico, ma anche a quello armeno, della ex Jugoslavia, dei paesi africani. Il titolo Tashlik – che tradotto in italiano significa gettar via – fa riferimento a una pratica antica dell’Ebraismo, usualmente eseguita nei giorni che portano dalla fine dell’anno vecchio all’inizio di quello nuovo, in cui i peccati dell’anno precedente sono simbolicamente rappresentati da un oggetto, che viene gettato nell’acqua corrente. In questa opera, Yael Bartana lascia fluire oggetti personali come abiti, fotografie, sciarpe che riportano immediatamente alle etnie di appartenenza, che cadono dall’alto su uno sfondo nero e sembrano affondare come se si trovassero nell’acqua.

Nelle sale superiori di Palazzo Santa Margherita, si trova la doppia proiezione di Summer Camp / Avodah. In questo caso, l’artista riprende l’estetica del film Avodah, diretto nel 1935 da Helmar Lerski che sollecitava gli Israeliani a tornare in Patria per edificare uno stato ideale sionista, per ribaltarne la prospettiva e presentare un filmato nel quale racconta la ricostruzione di una casa palestinese – distrutta dalle autorità Israeliane – da parte degli attivisti del Comitato Israeliano Contro la Demolizione delle Case. Il visitatore sarà poi invitato a entrare nella stanza, dove è proiettato True Finn. L’ambiente riprende quello del salotto della casa nella campagna finlandese, dove si è svolta la performance, chiamata appunto True Finn, che ha visto otto residenti finlandesi di etnie, religioni e provenienze differenti, interrogarsi sul significato dell’essere finlandesi. In quest’opera Bartana si confronta con i meccanismi coinvolti nella costruzione di un’identità nazionale in un contesto completamente differente da quello delle sue origini e sceglie di farlo utilizzando una parodia da reality show.

La rassegna prosegue con il video A Declaration – presente nella collezione della Fondazione di Modena – un’opera importante nella carriera di Yael Bartana, in quanto è la prima in cui l’azione ripresa non appartiene alla realtà, ma a una finzione cinematografica creata dall’artista e che documenta un gesto fortemente simbolico, ovvero quello di sostituire la bandiera israeliana, presente su uno scoglio della baia di Jaffa, con un albero di olivo. Diversi sono i livelli di significato: l’ulivo, oltre a essere il simbolo universale della pace, è anche quello della nazione palestinese, e il gesto di piantarlo è una citazione dell’ideologia sionista dell’invito al ritorno del popolo ebraico alla terra natale.

La citazione del medesimo stile si riafferma anche nell’ultima stanza in cui è allestita l’installazione fotografica The Missing Negatives of the Sonnenfeld Collection (After Herbert and Leni Sonnenfeld) per la quale Yael Bartana ha scelto alcune immagini dall’immenso archivio dei due fotogiornalisti Leni e Herbert Sonnenfeld che hanno documentato la Palestina / la Terra di Israele fra il 1933 e il 1948. Adottando lo stesso stile eroico, l’artista ricrea le scene delle fotografie originali, usando giovani arabi ed ebrei arabi come modelli, che interpretano figure di contadini, lavoratori e soldati, belli, gioiosi e pieni di speranza, per dare immagine a un momento utopico che sfida l’etica del movimento sionista.

Yael Bartana. Note biografiche

Yael Bartana è nata nel 1970 a Kfar Yehezkel in Israele. Oggi vive e lavora fra Berlino, Tel Aviv e Amsterdam. Ha studiato all’Academy of Arts and Design di Gerusalemme (1992-1996), alla School of Visual Arts di New York (1999) e alla Rijksakademie di Amsterdam (2000-2001). Ha ottenuto un riconoscimento a livello internazionale grazie alla partecipazione a numerose manifestazioni fra cui Manifesta 4 (2002), la 9° Biennale di Istanbul (2005), la Biennale di San Paolo in Brasile (2006, 2010, 2015), Documenta 12 a Kassel (2007) la 54°Biennale di Venezia (2011) dove ha rappresentato la Polonia e la 7° Biennale di Berlino (2012). Fra le sue principali mostre personali ricordiamo quella al Musée Cantonal des Beaux-Arts di Losanna (2017), al Banff Center di Alberta e al Philadelphia Museum of Art (2016), allo Stedelijk Museum di Amsterdam (2014), al Secession di Vienna (2012), al Moderna Museet di Malmö (2010), al MoMA PS1 di New York (2008), e al Kunstverein di Hamburg (2006). Ha partecipato inoltre a numerose mostre collettive, tra cui The Body Extended Sculpture and Prosthetic, Henry Moore Institute, Leeds (2016), Vision of Place: Complex Geographies in Contemporary Israeli Art, Towson University, Maryland e Rutgers University, New Jersey (2015-2016), La Disparition des lucioles, Collection Lambert, Avignone (2014), Recent Video from Israel, Tate Modern, Londra (2010), Acting Out: Social Experiments in Video, ICA, Boston (2009) e The Anxious: Five Artists Under the Pressure of War, Centre Pompidou, Parigi (2008).

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